Bob Dylan – Sabato 27 Giugno @ Stadio Zanussi (San Daniele del Friuli – UD)

bob-dylanSabato 27 giugno, Bob Dylan inaugura ad Aria di Friuli Venezia Giulia il suo attesissimo tour italiano!Non si può definire semplicemente un concerto l’appuntamento in programma per fine giugno a San Daniele del Friuli per la prima tappa italiana del tour 2015 di Robert Allen Zimmerman, meglio conosciuto come Bob Dylan.
Sabato 27 giugno vivremo un momento che resterà nella storia di questa regione. Dylan è infatti uno più importanti personaggi a livello internazionale sul fronte musicale, certamente, ma anche della cultura popolare e della letteratura mondiale. Scrittore, poeta, attore, pittore e scultore, il cantautore americano è una figura chiave del movimento di protesta degli anni sessanta. Le sue canzoni sono diventate dei veri e propri inni della lotta per i diritti civili e contro le guerra. Vi aspettiamo a San Daniele del Friuli per vivere un’emozione unica e indimenticabile.Sabato 27 giugno, ore 21.30, Stadio Zanussi, San Daniele
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(tratto da http://www.ariadifriuliveneziagiulia.it/2015/04/bob-dylan-in-concerto-aria-di-grande-folk-rock/)

Recensione – “NESSI” di e con Alessandro Bergonzoni – Teatro Verdi – 10/04/15 – Massimo Adolph Nutini

Bergonzoni

 

 

Forse non sono adatto a parlare di Bergonzoni; sono talmente affascinato dalla sua arte che temo di non essere obiettivo.

L’avevo conosciuto come tutti, in tv. E già lì mi aveva davvero deliziato e incuriosito, esemplare così raro e diverso.

Mi colpì poi la prima volta che lo vidi dal vivo, a PordenoneLegge. E quasi mi commosse con le sue belle osservazioni esistenziali, nascoste sotto l’intreccio magico dei mille calembour.

Poi vidi il suo precedente spettacolo, URGE, ed ora eccoci a NESSI, il quattordicesimo della sua carriera.

Il palco è spoglio. Solo un cerchio di metallo, un grande cerchio sospeso in alto, e tre diverse incubatrici, sì le incubatrici da ospedale. Lui, come sempre, solo sul palcoscenico, con le mani infilate in una incubatrice, che porta in giro sulle rotelline.

Ma all’inizio un divertente prologo, a luci spente, nel buio assoluto. Una specie di surreale telefonata, piena di qui pro quo e finta quotidianità.

Poi ecco che il fiume comincia  a scorrere, a fluire, a ingrossarsi, a accarezzare i nostri sorrisi e il nostro profondo. Sì, perché con Bergonzoni si ride. E molto. Però definirlo comico è davvero poco. Il suo pregio maggiore è riuscire a farci sorridere l’anima e farcela incuriosire. Farci trovare nuovi collegamenti, nuove aperture. Nessi, appunto.

Come lui dice: “Fate Nessi con chi vi sta accanto”.

E l’avventura, la storia, continua in ogni disparato meandro del vissuto, giocato, come nel suo stile, sulle assonanze e sulle modifiche lessicali, ma mai inutilmente, mai solo per strappar una risata: ogni suo gioco diviene una chiave, una porta, un nesso, che ci fa arrivare a qualcos’altro.

Cos’altro? Una bellissima, accorata, disperata critica del nostro vivere superficiale e omologato. Una fotografia nitida del nostro non sapere, non voler vedere, capire, cambiare.

Si esce dopo un’ora e mezza in cui il nostro cervello è messo alla prova dalle centinaia di giochi e battute, ma la nostra anima è rinfrancata da qualcuno che dice spesso quello che vorremmo dirci ma che, per pigrizia o per comodità, finiamo quasi sempre per nasconderci.

Grazie Alessandro. Ci hai messo il tuo cuore anche stavolta. E anche stavolta il mio applauso è forse troppo poco.

 

Massimo Adolph Nutini

 

 

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La Tempesta al Rivolta 2014

rivoltaArriva alla quarta edizione il festival invernale de La Tempesta al Rivolta. Anche quest’anno il desiderio è quello di fare una festa gigantesca tutti assieme per vivere una giornata indimenticabile. La locandina di Alessandro Baronciani trova una Tempesta un po’ più trasognata del solito: suona la tromba mentre fluttua nello spazio circondata da dolciumi e stelle. I cancelli apriranno alle 18:00 e come sempre varrà la pena arrivare puntuali, lecca lecca e dolciumi verranno regalati ai primi mille ingressi per addolcire fin da subito ogni amarezza.

Il cartellone è davvero ricco. Ci saranno i Mellow Mood, il gruppo reggae Friulano che sta girando il mondo col suo ultimo album Twinz. Ci saranno i tre rockers di Pisa Zen Circus in versione buskers e siamo sicuri ci scalderanno acusticamente il cuore.

Tre allegri ragazzi morti e Abbey Town Jazz Orchestra ci riporteranno a “Quando eravamo swing!”, ovvero le canzoni più belle del trio mascherato di Pordenone eseguite insieme all’eccezionale big band (tra le altre cose) del Summer Jamboree di Senigallia.

Il Pan del Diavolo ci spingerà dentro al suo ultimo album FolkRockaBoom e chissà se ne usciremo più. Ci saranno i Fine Before You Came e quando ci sono loro siamo sempre felici perché possiamo gridare davvero a perdifiato.Pierpaolo Capovilla ci farà ascoltare dal vivo i brani di Obtorto Collo, il suo primo album solista pubblicato da La Tempesta il 27 maggio scorso. Ci sarà anche il Management del Dolore Post-Operatorio, uno dei gruppi preferiti della Tempesta: che sia l’inizio di una nuova storia d’amore? I Cosmeticpresenteranno proprio al Rivolta il loro nuovissimo album Nomoretato. Paolo Baldini DubFiles chiuderà il festival e ci farà ballare col suo spettacolo al mixer e con i suoi ospiti illustri, ve lo ricordate quant’è stato bello l’anno scorso? Anche gli Universal Sex Arena avranno un nuovo disco in tasca da presentare, trattasi del freschissimo Romancitysm, da non perdere.

Altrettanto freschi di pubblicazione per La Tempesta, i marchigiani Dadamattoci faranno ascoltare dal vivo il loro bellissimo Rococò. Beatrice Antolinipresenterà invece il suo ultimo EP Beatitude, sarà lei a dare il via al festival e questo è un altro ottimo motivo per arrivare presto.

Come ogni anno ci sarà un ospite speciale a selezionare i dischi per farci ballare, un artista che non è su Tempesta ma che La Tempesta ama: quest’anno è il momento ok per Dario Brunori e siamo così felici che non vediamo l’ora arrivi il 6 dicembre. Ad inizio novembre pubblicheremo ogni altra informazione, come gli orari delle esibizioni e i palchi, che quest’anno saranno quattro.

Evviva.

(da http://www.sherwood.it/)

L’Incredibile Spetaculo De La Muerte! – Tre Allegri Ragazzi Morti alla Fiera della Musica 2014

Recensione: Tre Allegri Ragazzi Morti – Fiera Della Musica -2014 19 07 14 – Azzano Decimo (PN)

 

Unica serata, per me, alla Fiera della Musica di Azzano Decimo, quest’anno.Tre-Allegri-Ragazzi-Morti-21

La Fiera negli ultimi anni ha sentito fortemente la crisi e il patto di stabilità, il comune ha stretto i cordoni della borsa e quindi i nomi in cartellone, seppur buoni, non sono più di grandissimo richiamo come una volta. La serata più interessante per me rimane quindi quella dei TARM (acronimo di Tre Allegri Ragazzi Morti).

Arrivo e sul palco ci sono già i GIUDA, romani. Dimenticabilissimi. Rock classico, direi scontato, accenni Glam Rock, ottimi musicisti, ma questo non basta davvero più.

E’ la volta dei TOY, inglesi, tra shoegazer e psichedelia. Imbarazzanti. Vuoti, presuntuosi e noiosissimi. Musica già sentita decine di volte, peccato che giovani come questi siano già così datati.

Ma per fortuna alle 23 circa arrivano loro, i ragazzi morti. Premetto che li ho visti davvero molte volte dal vivo, alle volte anche da lato palco, e che quindi non sono facile ad impressionarmi… Il loro spettacolo si chiama “Tre Allegri Ragazzi Morti Per Principianti”, poiché è una specie di compendio dei loro 20 anni di attività, che ricorrono appunto quest’anno, e che vengono festeggiati con un concerto che spazia dalle ultime canzoni a quelle invece degli esordi.

Si parte con le maschere consuete e con il look da grande gorilla di Davide Toffolo, nel suo pastrano da cecchino. Il suono è perfetto, sono in 4 come da un po’ di tempo, con la chitarra aggiuntiva del fido Andrea Maglia, le canzoni sono rodate, sembra di sentire il disco per come sono potenti ma precise. L’emozione però è sempre viva, coi TARM si parte ancora una volta per un viaggio nella condizione umana, nella mortalità, nei disagi, perlopiù giovanili, ma non solo.

Dopo una quarantina di minuti di concerto ecco che inizia la fase TARM degli esordi.

Il secondo chitarrista abbandona temporaneamente la scena e lascia il palco al nucleo originale, composto da Davide Toffolo alla voce e chitarra, Enrico Molteni al basso e Luca Masseroni alla batteria e ai cori (peraltro poco appariscenti ma efficacissimi). Si tolgono le maschere da teschio:  è il momento in cui Davide si raccomanda col pubblico di non fare né video né foto perché l’immagine del gruppo vuole sia senza tempo e un po’ fumettistica. Il pubblico acconsente di buon grado. A proposito, il pubblico: il concerto è gratuito, quindi oltre agli aficionados vi sono anche tanti curiosi, autoctoni e non, di varie e improbabili fasce d’età, molto probabilmente per la prima volta a contatto con la musica della band.

E’ interessante vedere quindi come alla fine del concerto, oltre ai fan e ai giovanissimi, si siano scaldati anche gli altri, cosa non certo scontata.

Nella veste delle origini apprezziamo diverse canzoni che hanno sul groppone una ventina d’anni ma che sono ancora ottime: i suono, con la sola chitarra di Davide, diviene volutamente più rozzo e più punk. Tra le altre cito la potente Fortunello, col testo di Petrolini, famoso attore comico e intellettuale degli anni ’20 (andate se volete su youtube ad ascoltare le due versioni).

Finita la parte degli inizi, risale il secondo chitarrista e si prosegue tra i vari inni, sia con  ritmi in levare, come negli ultimi due album, sia più rock e veloci.

Gli intermezzi e i siparietti che Davide come sempre concede, che fanno peraltro parte della scrittura del suo spettacolo, e che una volta mi stavano abbastanza antipatici, cominciano da qualche tempo a questa parte piacermi e ne colgo di più il senso.

Finisce con il pubblico molto contento e direi anche abbastanza emozionato per una performance di altro livello che di certo non lascia indifferenti.

 

Massimo Adolph Nutini

TheGreatComplottoradio

 

 

 

 

Recensione – Arcade Fire al Castello Scaligero di Villafranca – Verona – 24 06 14

foto 3Recensione – Arcade Fire al Castello Scaligero di Villafranca – Verona – 24 06 14

Ma perché si fanno grandi concerti nel centro delle città?
Ok, il Castello Scaligero è carino, i negozianti ringraziano, le amministrazioni guadagnano. Ma se vado a vedere un concerto, delle mura medievali mi interessa relativamente. Magari mi interesserebbe di più non girare come una trottola affannata nel traffico preserale di una cittadina, i cui parcheggi sono occupati da ore e bastano a malapena per i residenti, per cercare un posto dove gettare l’automobile. Perdinci, siamo nella pianura padana: ci sono stadi, parchi e smisurate lande libere, con immensi spazi attorno!

Dopo aver infine incastrato la vettura in un remoto fazzoletto di asfalto non debitamente circondato da strisce bianche, ed essermi raccomandato agli dei per non trovare sorprese cartacee sul parabrezza al ritorno, entro finalmente nel Castello.

Il colpo d’occhio è carino, devo ammettere. Il verde del pratino (sì, l’interno è un immenso prato), le migliaia di giovani e mediogiovani già appostati e accovacciati, la musica (dimenticabile) del gruppo spalla, che proviene dall’enorme palco. Fa da soffitto un cielo coperto nubi gravide di cattiveria.
Ci appostiamo relativamente vicini al palco. Tanto, ragiono, la folla dei fan degli Arcade Fire non è metallara, ondeggiante e pogante.
Abbastanza in orario, forse sollecitati dal diluvio incombente, inizia il concerto.
Avevo visto la band due anni orsono, e mi avevano colpito, nonostante un’amplificazione non perfetta, poco contorno video e scenografico.
Vediamo quindi com’è questo nuovo Reflektor Tour.

Il palco è sormontato da una serie di enormi specchi esagonali, evidentemente atti a riflettere la luce, come dal titolo del loro ultimo successo.
Ah, prima una nota, ultra positiva stavolta, sui servizi di ristorazione (birra, piadine panini, etc), tutto intorno. Invece delle solite chilometriche e interminabili code, due minuti e sei con panino e birra in mano. Delle vere macchine da guerra!
Inizia il concerto, dopo l’annuncio di un personaggio totalmente ricoperto di schegge di specchio: aprono con il singolo “Reflektor” e l’ovazione del pubblico è totale. Le congas dal vivo scandiscono il ritmo insieme alle due batterie. Sono in undici sul palco, purtroppo però non si riesce a distinguere molto bene strumento per strumento, forse perché sono in posizione leggermente laterale, forse perché il mixerista deve ancora settare bene i volumi.
Seguono a stretto giro “Flashbulb Eyes” e “Power Out”, senza quasi pause. Infatti in “Rebellion (lies)” Win Butler si perde, manca un attacco e si scusa simpaticamente mentre comunica alla band di riprendere dal giro precedente.
Piccola cosa se si pensa all’immenso concerto che gli Arcade Fire ci stanno offrendo qui a Villafranca, una delle sole due date italiane, insieme a Roma, il giorno prima.
Le canzoni continuano e la scaletta segue un percorso attraverso i 4 album: Funeral (2004), Neon Bible (2007), The Suburbs (2010) e ovviamente Reflektor dell’anno scorso.
foto 4Regine Chassagne passa da uno strumento all’altro, perfino una ghironda (un organetto a manovella), ed è sempre così sorridente ed allegra… Un vero tripudio di gioia che contagia anche noi del pubblico. L’apice viene raggiunto a “Here comes the night time” con i cannoni che sparano in aria una pioggia di coriandoli colorati. Siamo tutti in estasi, con le mani protese in aria per acchiappare i colori e le note.
Tra parentesi, la pioggia, quella minacciata dal meteo, quella che sta oscurando le stelle… Quella non arriva!
E in concerto finisce all’asciutto con la bellissima “Wake up”.

Concludendo: dal vivo gli Arcade Fire allungano forse troppo le bellissime canzoni e danno di sé un’immagine troppo da perfettini “primi della classe”. Possono permetterselo, perché il nostro voto non può che essere 10 e lode. Promossi col massimo dei voti!

 

SCALETTA COMPLETA
Reflektor
Flashbulb Eyes
Neighborhood #3 (Power Out)
Rebellion (Lies)
Joan of Arc
The Suburbs
The Suburbs (Continued)
Ready to Start
We Exist
We Used to Wait
Keep the Car Running
No Cars Go
Haïti
My Body Is a Cage
Afterlife
It’s Never Over (Oh Orpheus)
Sprawl II (Mountains Beyond Mountains)

Pie Jesu
Here Comes the Night Time
Normal Person
Wake Up

 

 
Massimo Adolph Nutini e Federica Tomietto (Tre Civette sul Comò)

24 06 14 – TheGreatComplottoRadio.com

Live – Paolo Conte fa ancora piangere? – Gardone Riviera – 21/06/14

Recensione – Paolo Conte al Vittoriale Degli Italiani – Gardone Riviera- 21/06/14
Massimo Nutini – TheGreatComplottoRadio – www.thegreatcomplottoradio.com

Courtesy by Maurizio Andreola
Photo courtesy by Maurizio Andreola

Non ci speravamo, ma arrivano. All’ultimo, ma arrivano, gli accrediti stampa per Paolo Conte al Vittoriale. E se non fossero arrivati, sarebbe stato impossibile recensire questo concerto soldout da mesi.
Ora, per chi non lo sapesse, il Vittoriale Degli Italiani è una vera e propria cittadina monumentale costruita dal poeta Gabriele D’Annunzio. Vie, edifici, piazzette, giardini, monumenti, eretti dal grande e presuntuoso vate e dedicate alla sua vita (!) e alla vittoria nella grande guerra.
Tra queste costruzioni, arrampicate sulle sponde del Garda, un po’ fastose e un po’ decadenti, di sicuro un po’ kitch, ora infiltrate anche da pizzerie, ristorantini e gelateria per il turista di passaggio, tra cui spicca addirittura la tolda di una nava incastrata nei giardini, v’è anche un anfiteatro. Ed è questo che mi interessa stasera.
Eccoci dunque a risentire il mio artista preferito, quello di cui annovero il maggior numero di concerti visti.
Grande attesa ed emozione, da parte mia.
C’è subito da dire che l’accoglienza degli organizzatori (Festival Tener-a-mente) è davvero cordiale e squisita.
Gentili e disponibili, cosa non scontata, almeno nella mia esperienza riguardo questi casi. L’anfiteatro è completamente esaurito da tempo (1600 posti tra platea e gradinate), e c’è una lista d’attesa di oltre 800 altre persone che non sono riuscite ad acquistare i biglietti, ma sarebbero state pronte a subentrare ad eventuali disdette.
Atmosfera raffinata, surreale ma rilassata, il grande cavallo blu di Mimmo Paladino, artista contemporaneo della transavanguardia, che troneggia coi suoi 4 metri d’altezza non lontano dal palco.
Primo pensiero: ecco, ma perché ai concerti di Conte sono tutti vecchi?
Il pubblico, intendo.
Non vecchi decrepiti, ma l’età media è sicuramente alta. E anche l’abbigliamento fa trasparire una provenienza medio borghese, un look più da teatro o da serata elegante, che da concerto estivo.
Quelli più giovani e informali, sono ben pochi.
E questo è un peccato.
Certo, Conte è oramai da anni un vero classico, osannato dalla critica e dal pubblico; offre un genere che spazia dal jazz alla canzone retró; e, non ultimo, è sempre piuttosto caro (platea a 100 euro…).
Però la musica dell’ex avvocato astigiano è quanto di più moderno e potente si possa immaginare, anche se cucinata in una salsa piuttosto raffinata. Ed è un peccato che un pubblico più giovane non sia così beneficiato da quest’arte.
Non sbagliamoci poi: la raffinatezza è data da una grande tessitura armonica e da strumentisti che sono dei veri e proprio maestri di sensibilità e talento. Ma la magia di Conte rimane una musica di pancia, imbastita spesso su pochi accordi, graffiata da riff semplici e sublimi, arrocata in modo stupendamente plebeo dalla sua voce popolana da tranviere o oste oppure povero chansonnier. Quindi una raffinatezza fatta di efficace e popolare semplicità: ossimoro solo a prima vista. E la potenza che pervade tutta la sua poesia è fatta di emozioni trasversali ad ogni classe sociale, cartoline intrise di languore e disperazione che ogni animo ritrova sue, e palpitanti.
Il Maestro è invecchiato. E come potrebbe essere altrimenti. I settantasette anni però si fanno sentire solo in un paio di attacchi ritardati in strofe che forse non tornano più alla mente rapide come una volta. Non però nella perfetta resa passione dell’insieme.
Unica sola delusione, che non mi delude: riprende praticamente lo stesso identico concerto, la stessa scaletta che avevo ascoltato a Palmanova due anni fa. Volevo forse qualche brano diverso, oppure qualche arrangiamento nuovo. Ma, che importa? Ascolterei questo concerto ancora e ancora, anche se reiniziasse di nuovo, subito dopo esser terminato.
Eccoli, puntualissimi, i suoi musicisti, che salgono sul palco alle 21.15.
Sono sempre loro: Nunzio Barbieri, Lucio Caliendo, Claudio Chiara, Daniele Dall’Olmo, Daniele Di Gregorio, Luca Enipeo, Massimo Pizianti, Piergiorgio Rosso, Jino Touche e Luca Velotti. Quelli delle ultime turnée. Musicisti davvero stellari.

E si parte.
All’inizio forse il volume è un po’ basso, ma poi s’assesta nei primi brani.
“Cuanta Pasion”, e poi l’inossidabile “Sotto Le Stelle Del Jazz” ( “…Marisa, svegliami… abbracciami… E’ stato un sogno fortissimo…”). I brividi, d’emozione, cominciano a scorrere sulla pelle.
“Come Di”: con il violinista, ieratico demonio, a imbastire acute trame e Conte a sputare nel suo kazoo.
“Alle Prese Con Una Verde Milonga”: scandita dal contrabbasso di Jino Touche, iniziata con oboe e violino… Ritmo dilatato, tra “… i laghi bianchi del silenzio…” e Dei pagani.
Poi “Bartali”, con il consueto nuovo arrangiamento, splendidamente dissonante, col sintetizzatore iniziale e il vibrafono, note liquide che sfociano nel ragtime nervoso del classico accompagnamento alternato di pianoforte.
Poi Conte al vibrafono, e di seguito il tango sincopato di “Le Frasi Dell’Amore”.
La prima parte si chiude con la bellissima “Le Chic et le Charme”. Conte in piedi stavolta, che introduce questa canzone che vive di un sottinteso crescendo. Stavolta con basso elettrico e chitarra elettrica.

Ecco la pausa consueta, 10 minuti di sapore più da foyer operistico da da concerto, se devo dire la mia.

Si riprende con i ritmi serrati di “Dancing”. Poi con le tonalità intime di “Gioco D’Azzardo”, con Conte che come sempre ci delizia di contrappunti nervosi e leggermente dissonanti al piano, che poi crescono in una gioco di dinamica che sarebbe prezioso utilizzare anche nella musica “rock”: spesso così piatta dal punto di vista dinamico, con gli stessi volumi e potenze dall’inizio alla fine. A perdersi quasi sempre lo stupore dei crescendo e diminuendo che solo quest’altra musica sa regalare. Che peccato.
Ecco la batteria elettronica che introduce il lirisimo de “Gli Impermiabili” (forse la favorita di Conte, a sentirlo in una sua intervista). Il riff, stranoto, non è mai stucchevole. Ecco cosa intendevo prima: la semplicità che batte su tutti i fronti il manierismo.
Poi, la mia preferita: “Madeleine”. E non solo la mia preferita, a vedere la commozione del pubblico intorno a me…
Che canzone. Davvero notevole.
Ma si sa, con Conte, è difficile scegliere.
“…. e se tu vuoi li puoi veder laggiù… danzanti… che più che gente sembrano… foulard…”
Ecco che partono le note di quella che un tempo era forse da me la meno amata: “Diavolo Rosso”. Ma che adesso, da un po’, ha preso per me nuova vita, con i fantastici assoli di clarinetto, fisarmonica e violino. Nei suoni e nel testo… odore di polvere, di caldo, sole in controluce, campagna emiliana, suoni di rane e camion, saggezze contadine e Dei delle risaie.
Ma gli assoli.
Gli assoli!
Dall’Oriente del Clarinetto, alle vette del violinista, fiero Rasputin altero, e soprattutto al magnifico sabba infernale della fisarmonica, con scarti armonici e ritmici che ti portano in sentieri inesplorati ed entusiasmanti.
C’è ancora il tempo per una versione di “Max” accesa dalle (tre!) chitarre e sviluppata da due fisarmoniche assieme.
E per “l’Orchestrina”, a chiusura, proprio un ‘omaggio a lui stesso e la sua orchestrina, orchestrina si fa per dire, in un sogno di… palme che sudano, languide odalische ancheggianti, avventori milanesi sbruffoni, e dissacrazione goliardica.
Poi, l’ennesima ovazione e l’unico, avaro come sempre, bis: “Simadicandapaje”. Martellante, folk, trascinante, proletaria.

Grazie Paolo. Grazie delle lacrime agli occhi che riesci ancora a farci sposare con bel sorriso.

 

Massimo Adolph Nutini

21 06 14 – TheGreatComplottoRadio.com

Il Circo degli Zen funziona ancora? Recensione “The ZEN CIRCUS – Naonian Concert Hall ex Deposito Giordani – Pordenone- 03 05 14

Recensione “The ZEN CIRCUS – Naonian Concert Hall ex Deposito Giordani – Pordenone- 03 05 14-
Massimo Nutini – TheGreatComplottoRadio – www.thegreatcomplottoradio.com

zen circus
Eccoci di nuovo al Deposito Giordani (no, non riesco proprio a chiamarlo Naonian Concert Hall, scusate… maledetti inglesismi) per un altro gruppo della casa discografica e collettivo di artisti La Tempesta (collettivo di artisti), dopo i Tre Allegri Ragazzi Morti e il loro bel concerto di pochi giorni prima.
Avevo visto Andrea Appino, il cantante degli Zen Circus, qualche tempo fa proprio qui al Deposito ma quella volta era nella sua veste di artista solista, con la presentazione del suo primo interessante album solo.
Stasera invece si esibiscono gli Zen Circus nella loro formazione storica e cioè:
Andrea Appino – voce, chitarra, Ufo (Massimiliano Schiavelli) – basso, cori, e Karim Qqru – batteria, percussioni, cori.
L’occasione è anche quella di sentire diverse canzoni dal loro ultimo album “Canzoni Contro La Natura”, edito appunto dalla Tempesta e uscito quest’anno.
Il Deposito Giordani non è pieno certamente, non c’è il pubblico che c’era pei TARM, ma non c’è nemmeno il vuoto delle serate buche. Un buon afflusso di pubblico, più che sufficientemente adeguato alla serata.
Prima di lui si esibisce un interessante artista a me sinceramente sconosciuto, Giovanni Truppi, con solo voce e chitarra elettrica, che  esprime un modo di cantare sicuramente non banale. Una specie di mix fra poesia, recitazione e canzone. Coadiuvato anche alla batteria proprio da Andrea Appino, in alcuni brani.
Ecco che dopo una lunga intro di suoni di bosco e natura, inizia il concerto del Circo Zen.
Devo dire che nell’insieme dei loro brani, si può effettuare subito una divisione di massima e cioè i brani più “rock”, e cioè arrangiati con la chitarra elettrica e una maggiore “spinta”, e invece quelli più di stile cantautorale, con chitarra acustica e minore riempimento sonoro, leggermente più rarefatti.
Ecco, io, non essendo comunque un vero fan della band, preferisco però decisamente questa seconda categoria.
E’ proprio nelle ballate folk che il talento di Appino nel cantato e nei testi ci raggiunge meglio, più intelligibile e più emozionante.
Fortunatamente dopo alcune canzoni, il mixerista prende le misure e ci rende capibili le parole anche nei brani più rock, cosa che auspico per quasi ogni concerto a cui assisto, ma che è ancora più importante con artisti che si basano soprattutto sulla parola, come Appino ( e ancor più con Capovilla del Teatro Degli Orrori, così tante volte ammutolito nella suo bel cantato teatrale dalle soverchianti chitarre elettriche, purtroppo).

Il modo di cantare di Appino, un po’ lamentoso sui finali di parola, un po’ strascicato, non mi dispiace. La sua voce e i suoi testi riportano a un’atmosfera anni ’70, rivendicazioni, canzoni popolari, inni e battaglie politiche.
Tra un brano e l’altro alcuni siperietti parlati, soprattutto di Ufo, il bassista con notevole personalità.
Quello più apprezzato da tutti è però una sorta di di TG, con sigla e voce di annunciatore, che snocciola una fantastica serie di finti titoli di news, presi invece da http://www.lercio.it. Davvero irresistibili!

Del nuovo album ascoltiamo diverse canzoni.
Iniziano con Canzone contro la natura, poi sentiamo, tutte coraggiosamente verso la fine del live, No Way, Postumia, Vai vai vai!, Albero di tiglio, Viva…

Ma naturalmente nel mezzo ci sono tani altri brani tratti da “Andate tutti affanculo” e “Nati per subire”, i loro due precedenti album, quelli della svolta del cantare in italiano.
Quelli che preferisco sono sempre quelli con la chitarra acustica, come il finale bellissimo di Andate Tutti Affanculo, Aprire Un Bar In Centro (col pubblico a fare il coro), Ragazzo Eroe (dissertazione di come questa parli di Via Del Pre, che è la continuazione stradale della Via Del Campo di Fabrizio De André), fino alla cinica Canzone di Natale, allegra e irriverente ballata in acustico.
E poi quello che è davvero un inno, l’unica che funziona veramente in veste rock, e cioè L’Egoista, accolta con calore dal pubblico che la canta a squaciagola assieme a loro.
Tirando le somme?
Gli Zen Circus sono un gruppo interessante, forse un po’ banale negli arragiamenti rock, ma sempre pungenti, soprattutto nei testi e nel modo di cantarli.
Appino alle volte mi ricorda, musicalmente, Rino Gaetano, e tutti e tre mi ricordano molto, fisicamente, alcuni personaggio dei fumetti di Andrea Pazienza, stile Zanardi.
Il che non è affatto male.
Forse un po’ di originalità musicale in più non guasterebbe.

Massimo Adolph Nutini
07/05/14 – TheGreatComplottoRadio.com

Ecco la scaletta originale del concerto.

Zen Circus Scaletta

 

Recensione Max Gazzè – New Age Club (TV) – 15 03 13 – Massimo Adolph Nutini

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Sapete che Max Gazzè non rientra nei miei consueti generi preferiti, ma devo dire che l’ho sempre trovato autore e interprete interessante. Seguendolo nei vari Sanremo, o negli ascolti casuali, o comunque nelle  apparizioni televisive, apprezzavo spesso la sua vena non banale, e soprattutto un uso dell’armonia non consueto nella musica leggera o pop.

Ebbene, mi decido ad andare a sentirlo dal vivo, al New Age di Roncade, vicino a Treviso, locale molto attivo e pieno di ottimi eventi live.

Era la seconda data della parte italiana del suo nuovo tour, che si chiama EUROPEAN LIVE CLUB TOUR, all’insegna di “SOTTO CASA”, come gli omonimi disco, video e canzone.

In precedenza il tour europeo aveva già toccato Berlino, Bruxelles, Londra, Parigi e Barcellona.

Il locale si riempie, e apre il concerto (in ritardo, ma perché s’inizia sempre in ritardo?) un breve live, solo due canzoni, di una giovane Serena Abrami, cantautrice marchigiana. Splendida voce, emozionante, e bei brani. Brava Serena. Il pubblico, seppur impaziente di sentire Max, apprezza.

Ecco che arriva, con la sua formazione: Max Gazzè voce e basso, insieme ai suoi amici di sempre, gli ottimi musicisti Giorgio Baldi (chitarra), Clemente Ferrari (pianoforte e tastiere) e  Cristiano Micalizzi (batteria). Inizia con un paio di brani dell’ultimissimo album “Sotto Casa”: “E tu vai via” e “La mia libertà”.

Purtroppo all’inizio l’impianto è tarato così male che il cantato, importante soprattutto con un artista come questo, è completamente inintelligibile. Peccato.

Le cose, in tutti i sensi, cominciano a ingranare dalla terza canzone in poi, “Vento D’Estate”. L’audio finalmente si assesta, i testi tornano udibili e il pubblico inizia a riscaldarsi positivamente.

Da qui in poi eccolo sciorinare, con classe ed efficacia, un po’ tutto il suo repertorio.

Il pubblico apprezza, e le canzoni sono intonate assieme a una buona parte dell’intero New Age.

Ecco il miglior Gazzè, sequenze armoniche e melodiche sempre interessanti, testi apprezzabili scritti insieme al fratello Francesco.

Uno dei momenti topici è senz’altro il suo brano cult, anche a giudicare dalle reazioni del pubblico, “Cara Valentina”. Una simpatica e trascinante coda infinita sulle strofe “… per esempio non è vero che poi mi dilungo spesso su un solo argomento… ” (tra l’altro composte in una metrica davvero difficile), eseguita da tutti gli astanti, fino quasi allo sfinimento… fino a quella che pare la conclusione… ma col pubblico che continua ancora e ancora, e piano piano con Max e la band che la riprendono e la riconducono al top. Bello.

Insomma, alla fine anche i Bis non fanno altro che aumentare la temperatura dell’atmosfera, per un concerto pienamente riuscito.

Attenzione, venerdì 19 aprile Max sarà a Pordenone al Deposito Giordani, col suo tour. Fateci un pensierino.

19 03 13 –  Massimo Adolph Nutini

La scaletta del concerto

E tu vai via

La mia libertà

Vento d’estate

A cuore scalzo

Il timido ubriaco

La nostra vita nuova

Il solito sesso

Raduni ovali

L’amore pensato

Annina

Quel che fa paura

Per tutte le parole

Cara Valentina

Di nascosto

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Sotto casa

 

 

 

 

 

Copyright 2013 – Massimo Adolph Nutini – TheGreatComplottoRadio.Com

 

RIVAL SONS 04.04.13 @ New Age Club, Roncade TV

 

Rival Sons: un tuffo negli anni ’70 fatto con stile e personalità.

Una band di Los Angeles che ha saputo incarnare un sound probabilmente non innovativo, ma atteso da anni.

E’ scontato il paragone con i mostri sacri come i Led Zeppelin ma non per questo da sottovalutare o snobbare.

Dal palco del New Age hanno saputo dire che la musica che propongono è semplicemente quello in cui credono.

 

Hanno aperto il concerto con “You Want To”, brano dell’ultimo album, impreziosito di improvvisazioni.

Per tutta la serata hanno saputo dosare a puntino energia e sentimento. La voce di Jay, il cantante, graffiante ma coinvolgente, faceva da cardine a tutta la band. La sua figura sembrava distaccata dalla realtà, immersa tutta nel suo mondo fatto di rockers d’altri tempi. Non è facile sapere se questo atteggiamento sia solo di facciata, ma poco importa. Il risultato finale dava una possibilità anche ai più giovani di rivivere un vero concerto rock fatto semplicemente di passione, voce, riff taglienti di chitarra e tanto tiro ritmico.

“Jordan” è stata la canzone che ha emozionato di più mentre era ovvio che “Pressure and Time” sia stata accolta con un boato dal pubblico.

Lo stile di Scott alla chitarra lascia poco spazio alle interpretazioni: il miglior blues fa la voce grossa tra accordi slide e riff pentatonici.

Una nota di merito va anche al batterista così spontaneo e con tanta voglia di godersi il palco, mentre il basso di Robin riempiva tutti gli spazi così da non sentire la mancanza di altri strumenti.

 

Un quartetto che avrà ancora molto da dire con la speranza che tornino presto in Italia e magari con più concerti.

 

Degni di nota il gruppo che ha aperto la serata, i canadesi The Balconies, con la cantante/chitarrista Jacquie Neville carismatica ed energica. Più vicini al brit rock si sono impossessati del pubblico lasciando molti a bocca aperta. Da tenere d’occhio anche loro!

 

I Rival Sons sono:

 

Jay Buchanan – voce

Scott Holiday – chitarra

Robin Everhart – basso

Mike Miley – batteria

 

 

Scaletta:

 

You Want To

Get What’s Coming

Wild Animal

Gypsy Heart

Torture

Memphis Sun

All The Way

Until The Sun Comes

Jordan

Manifest Destiny Pt. 1

Keep On Swinging

Pressure And Time

Sacred Tongue

Face Of Light

 

bis:

Burn Down Los Angeles

Soul

 

Giorgia Favaro