St. Vincent – Masseduction : Recensione

St. Vincent in Masseduction è irritante, dolce ed abrasiva

St. Vincent / Annie Clark  genera sempre una plurima serie di emozioni nei suoi dischi: ansia, dolcezza, irritazione, energia.

Questo sesto album della cantante e pluristrumentista di Tulsa non si muove dal solco tracciato nelle produzioni precedenti. Meccanica nei beat, chitarre dalla distorsione iperbolica e synth sono la base portante di Masseduction, sopra la quale la voce di Annie Clark si inerpica in virate pop deliziose.

Ballate romantiche con pianoforti e chitarre in slide fanno da contraltare a pezzi bizzarri, urlanti e addolorati. Alla base di tutto il desiderio trasgressivo ed il rifiuto romantico dovuto alla recente la rottura con la sua ex ragazza Cara Delevingne.

La produzione di Jack Antonoff porta alla creazione di un disco accattivante e sorprendente. Senza dubbio un disco abrasivo, da ascoltare in loop

Beck – Colors : Recensione

Beck lanciato nell’iper pop.

Il 13simo album dell’artista di Los Angeles è finalizzato, per sua stessa ammissione, a farvi canticchiare. Per raggiungere il suo obiettivo Beck si è rimesso a lavorare con Greg Kurstin, suo ex chitarrista, diventato intanto una macchina da produzione hit per artisti pop rock come Katy Perry e Adele.

Cosa ne viene fuori? Qualcosa di piacevole a dire il vero. Superato un primo iniziale disappunto per un Beck così ammiccante, poi il disco si fa ascoltare.
A dire il vero riuscirete anche ad ascoltare un po’ di Beatles in “Dear Life”, un po’ di Bruno Mars reggae mood in “No Distraction”,  e troverete,  in tutti i pezzi dell’album, un po’di riferimenti a tutto quello che passa per radio in questo momento.

A parer mio questo disco ha un po’ l’aria di essere una mezza via tra qualcosa di artisticamente consapevole ed una mezza presa per il culo all’industria discografica.

Io lo sto ascoltando volentieri comunque, se li sapete cogliere, dentro questi pezzi ci sono alcuni lampi di genio. Beck alla fine è sempre Beck.

 

Live – Architects + guests @ New Age Club (5.11.2016)

 

Il tempo di Treviso, Sabato 5 Novembre, non è dei migliori; la pioggia cade copiosa, ma non scoraggia gli avventori del concerto che puntuali si presentano al New Age.
Da subito il locale appare gremito, ma fortunatamente vivibile.
La serata prende avvio con il live dei Bury Tomorrow, band di Southampton capitanata da Daniel Winter-Bates, che avevo già avuto il piacere di ascoltare nel lontano 2010.
La scaletta è breve, ma intensa. Sei pezzi tra i più famosi della band, ma nessuno proveniente dal primo album Portraits (sad Ross).
I ragazzi erano già bravi la prima volta che li ascoltai, ma l’esperienza in questo campo è una grande alleata: bei suoni, grazie anche all’ ottimo mixaggio del set, tanto cuore, espressività e tecnica che non guasta mai. La voce pulita è chiaramente udibile e non relegata nel background come spesso capita ed è un piacere ascoltarla, lo scream/growl è potente e contemporaneamente morbido e a tratti quasi dolce. Avere l’occasione di sentire live una band, diversi anni dopo averla ascoltata la prima volta, e constatarne un progresso enorme è sempre una grande soddisfazione.

La serata prosegue con gli americani Stick to Your Guns provenienti direttamente da Orange County in California. Da subito mi scatta il ludro perchè il mixaggio fa pena: la cassa della batteria praticamente non si sente, come la voce pulita e quindi, purtroppo, non mi godo a dovere il loro set anche se è innegabile siano molto bravi e coinvolgenti.

Infine, ecco arrivare gli Architects. Una sola parola può descrivere questa band: IMMENSI.
La prematura scomparsa di Tom non li ha fermati dal proseguire il tour, anzi Dan, il gemello di Tom, subito dopo la sua scomparsa ha dichiarato che avrebbero proseguito per rendergli omaggio, ma non nascondo di averli trovati particolarmente provati e in un certo senso spenti, ma sono perfettamente giustificati.

Il concerto è assolutamente magnifico, setlist ben organizzata e pubblico partecipe.
Il momento più commovente arriva al termine del set quando Sam Carter parla al pubblico e cala un silenzio assurdo, seguito da un coro che urla il nome di Tom, per poi concludere con “Gone with the wind” nella quale Sam, probabilmente, ci lascia un polmone pur di farla arrivare più in altro possibile.

Inutile dirvi che gli Architects sono ineccepibili, la loro bravura è ormai assodata da anni di carriera e di live, nonostante la tragedia che li ha colpiti hanno avuto la forza di andare avanti e mi chiedo quale altra band l’avrebbe fatto così nell’immediato.

Editors @ Home Festival 2 Settembre

home editors

Foto : Home sito ufficiale

Festival perfettamente funzionante quello di Treviso che vede nella prima giornata susseguirsi di nomi validissimi sui numerosi (forse troppi…) palchi del festival. In attesa degli Editors scopro con mia somma gioia un artista che non conoscevo : Dardust. Live ipnotico e coinvolgente, con un trio molto potente e teatrale. Se avete voglia fateci un ascolto, merita.

Gli Editors si presentano sul main stage verso le 23, pubblico numeroso ma non troppo (le serate successive avranno numeri ben superiori). Live compatto, leggermente più corto del solito con la maggior parte dei brani presi dagli ultimi album della band inglese :  The Weight Of Your Love e l’ultimo In Dream.

Molta new wave 80 quindi (anche se l’ultimo album è un po’ bruttino), con il gruppo che si muove bene sul palco ed un Tom Smith che tiene bene il pubblico per tutta la durata del live. E’ però nei cavalli di battaglia che il pubblico dell’Home esplode e balla :  A Ton Of Love e Papillon sono i pezzi che tutti aspettavano.

Editors sempre validi in live : con i prezzi popolari dell’Home Festival non andavano assolutamente persi.

 

Scaletta

No Harm Sugar Smokers Outside the Hospital Doors The Racing Rats Forgiveness Eat Raw Meat = Blood Drool Formaldehyde Munich All the Kings The Pulse Ocean of Night A Ton of Love Papillon Marching Orders

QUEEN: A NIGHT IN BOHEMIA – Live at Hammersmith Odean 1975

Il trailer recitava <<La prima esibizione live registrata di Bohemian Rhapsody>>

ed io della generazione di Innuendo non potevo che andare e vedere le origini di un gruppo che volenti o nolenti sostenitori o detrattori ha scritto un pezzo di storia della musica.

La proiezione del concerto Live at Hammersmith Odean 1975 è preceduto da una buona mezz’ora di interviste, dove scopro che Brian May avrebbe voluto studiare Fisica e se non si fosse messo con i Queen sarebbe diventato un collega di @mathsara, che Freddy Mercury grafica, Roger Taylor odontoiatria e John Deacon ingegneria. Le interviste sono interessanti e svelano come seppur agli iniz fossero già delle star, molto sicure e determinate nel loro percorso anche se ancora alla ricerca di una propria identità considerato anche ciò che il destino gli avrebbe riservato gli anni a venire. We will rock you uscirà solo nel 1977.

Il concerto inizia tra fuochi d’artificio Brian May sempre con la solita pettinatura e il mantello da Mago Zurlì e racconta la storia dei Queen raccontata attraverso uno storico concerto Live registrato dalla BBC in diretta televisiva la notte di Natale del 1975, il suono (surround 5.1) restaurato è bellissimo e non fa pesare il fatto che siano trascorsi oltre 40 anni. Le canzoni si accompagnano a coretti della sister che mi ha accompagnato al cinema, ma non siamo le sole.

Alla fine considerato tutto il documentario del live rende l’atmosfera della serata considerata anche la tecnologia di quegli anni. Alla fine del concerto il pubblico in video urla “WE WANT MORE, WE WANT MORE…” io e la sister ci accodiamo al coro consapevoli di quello che sarebbe accaduto dopo.

 

locandina

Queen

INDIEFLIX e “Scenes from the Suburbs”

Onorata la festività del primo maggio torno con un mediometraggio che mi permette anche di parlarvi di un servizio gratuito offerto dalla Mediateca di Cinemazero Pordenone ( http://cinemazero.medialibrary.it/media/scheda.aspx?id=550198502 ) . Ovvero tutti i tesserati della mediateca possono fare richiesta di accesso allo streaming di Indieflix comodamente da casa. La richiesta va fatta al desk della Mediateca, in seguito viene assegnata una id e password e dopo di che ci si può collegare da qualsiasi postazione collegata a internet e accedere allo streaming di Indieflix.

I titoli non sono conosciutissimi e fanno parte della scena cinematografica indipendente, ma si trovano cose molto interessanti che hanno magari anche partecipato a festival ma che poi non hanno trovato distribuzione nel nostro paese, sono principalmente in inglese e quindi un bel esercizio anche di lingua.

Questo mi ha permesso di vedere “Scenes from the Suburbs” un mediometraggio di Spike Jonze (USA 2011) ispirato all’album degli Arcade fire “The Suburbs” qui la musica ha ispirato le immagini e non viceversa come spesso accade. In realtà alla sceneggiatura, oltre a Spike Jonze, hanno lavorato anche i fratelli Butler. 

“Scenes From The Suburbs” racconta la quotidianità di un gruppo di amici che vivono in una città che sembra essere in una sorta di stato di emergenza ci sono molti posti di blocco e i ragazzi sono spesso sottoposti a controlli da parte dei militari, una violenza che incombe su tutto il film.

La colonna sonora è firmata Arcade Fire, e quindi se li amate non potete non vederlo.

 

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The Veldt – Sanctified

veldtThe Veldt are a unique and singular, musical proposition – authentic American soul music, without post-modern irony, without cliché. If theVelvet Underground had left the Factory and toured with STAX … They are Kane’s kissing kousins – Rudy Tambala (A.R. Kane)

Their awesome wobbly psychy guitar music and from-the-heart soulful vocals are as wonderful as ever…myself and Robin Guthrie are just 2 screaming fans – Creation Records’ Founder Joe Foster

For black artists, doing anything outside of the bubble, beyond what’s derivative of what white kids are doing, being able to express yourself honestly, is not celebrated at all. So when I heard these guys, it gave me confidence – Doc McKinney (The Weeknd, Drake, Estherio)

“No matter how futuristic space-age cyberpunk the music became, Daniel’s vocals was the gravity that kept us from floating away completely” – Michael A. Gonzales, Soulhead

A reply to anyone who thinks that soul is missing from the indie-rock scene – Village Voice

Equal parts Jesus and Mary Chain and James Brown – NY Press
Having just completed a successful Canadian tour, alternative soul and shoegaze pioneers The Veldt have now announced several U.S. live dates to mark the release of The Shocking Fuzz of Your Electric Fur: The Drake Equation Mixtape EP this weekend (see tour dates below).

Identical twins Daniel and Danny Chavis may originally hail from Raleigh/ Chapel Hill, North Carolina, but they have been East Village residents for the past 28 years. They lifted their band’s name from a Ray Bradbury science fiction story. Musically reared in the church and juke-joints of their native southern state, the twins have been performing since they were children, listening to music that included gospel, Motown and Pink Floyd. They now make music, together with bassist/programmer Hayato Nakao and the band’s original drummer Marvin Levi has now also returned to the band.

The first single is the emotionally wrought Sanctified, a ballad that perfectly captures the lush sound of Danny’s screeching guitars and decibel-breaking distortion, along with Daniel’s soulful wail and Hayato Nakao’s deep bass grooves and guitar feedback, the track serves as theperfect re-introduction to this dynamic band. The title The Shocking Fuzz of Your Electric Fur was borrowed from an E.E. Cummings poem. Its raging sound was influenced equally by the emotional soul of Marvin Gaye, free jazz warriors Sun Ra and Pharaoh Sanders, various Drake hip-hop tracks, and their own fertile electric imagination.

https://www.youtube.com/watch?v=paZOF5Jmq30&feature=youtu.be

 

Kolumbus – Leave the light on

Kolumbus_cover.jpg“A sound that’s simultaneously stirring and soothing. The whole thing maintains a mellow mood as it paces placidly towards a pleasant but powerful climactic chorus before fading out faintly” – Pure M Magazine

“Fantastic show. Great songs. Great voice. Highly endearing and remarkable spirited performer with Class A songmanship and wise lyrics” – The Record Stache

“‘Leave the Light On’ – the latest single by Wicklow-based singer songwriter Kolumbus – succeeds where many songs about heartbreak fail. From the opening guitar riff and gentle weaving lyrics the listener is pulled into the song” – The City Dublin

“A remarkable single… This melody is so emotional that it caresses the soul upon first listen. This is a single that helps connect with the deepest memories of our mind. Excellent work” – Zone Nights
Irish singer-songwriter Kolumbus is gearing up to release ‘Leave The Light On’, the first single from his debut EP ‘Give Them Life’. Kolumbus is a musical project representing the solo journey of Irish songwriter Mark ‘Cappy’ Caplice,

This song tells the story of a heart clinging to a fading promise – a promise that a love would never die. “People can make a promise and completely mean it, but keeping it isn’t always in their power,” explains Kolumbus. Sometimes things change and promises go by the wayside, even though you may not want them to.”

Earlier, Kolumbus’ Christmas single ‘You Know It’s Christmas’ hit the No.1 spot on the Google Play Music Charts and Top 20 on iTunes, ahead of heavy hitters Adele and Justin Bieber, with all proceeds goint to Inner City Helping Homeless and Baltinglass Lions Christmas appeal. That song also features the West Wicklow Voices and Chorus Kids Choir.

Born in Kilkenny, Ireland, at a young age Mark Caplice moved to Wicklow, where he still resides. His performance name Kolumbus derives from the fact that he has always had a passion for travel and exploration, even from a young age. The 26-year-old believes life is too short to dwell, so his philosophy is to do.

Kolumbus was also influenced by artists such as Ben Howard, Elbow and Fleetwood Mac. His output exhibits clever craftsmanship both lyrically and melodically, blending several different styles to create his own unique brand of energetic captivating music.

Of course it helps that this track was produced by Gavin Glass, the music director for John Carney’s new film “Sing Street”, and engineered by Scott Halliday, previously a guitar tech with Prince and James Vincent Mcmorrow. Several other notable musicians make contributions here: drummer Graham Hopkins, who plays with Irish folk legend Glen Hansard, and organist Conor O’Reilly, who has recorded with U2 and has had his music performed in Carnagie Hall.

2016 is proving to be a very busy year for Kolumbus, having already toured through Germany and Austria, traveling over 4000km on 2 planes, 17 trains and 1 bicycle. This year, Ireland, England, Germany and the U.S.A are all set to figure on his tour schedule.
“Part of the motivation behind my music and travel is the fact.that I have lost a number of people close to me,” explains Mark Caplice. “Many people, both friends and family, have passed away in the last few years and this just reminds me how short life really is… so If you want to do something, you should do it. That is the inspiration behind the forthcoming EP title “Give Them Life” and you’ll see that the cover image represents this really well.”

Kolumbus currently has several tracks on his website for free download. “At this point, I just want to get my music out there as much as possible. Ideas are thought’s with potential. I have hundreds of songs. Now it’s time to Give Them Life”.

https://www.youtube.com/watch?v=MUb_8OitINU

Tre Allegri Ragazzi Morti – recensione – Venerdì 01 Aprile @ Il Deposito (Pordenone)

Recensione Massimo Adolph Nutini per TheGreatComplottoRadio – 03 04 16

I Tre Allegri Ragazzi Morti

 

 

Recensione in breve:
Sempre emozionanti, belle le nuove canzoni. Inserimento nuovo chitarrista forse superfluo?

Recensione:

La tournée 2016 INUMANI, dopo Ravenna, Torino, Padova, Napoli e Bari, raggiunge dunque Pordenone. Il Deposito è pieno; caldo e umidità aleggiano. I fan sono curiosi di sentire dal vivo le canzoni del nuovo omonimo album, e soprattutto di sentire l’apporto del chitarrista aggiuntivo,  il bravo e noto Adriano Viterbini dei Bud Spencer Blues Explosion, nuovo membro della band.

Si parte, i primi brani sono tutti dell’ultimo album INUMANI. Stili e arrangiamenti diversi, ma che magicamente mantengono la caratteristica poesia e freschezza dell’immaginario TARM.

Tra queste canzoni, tutte affascinanti,  spicca come forse la più originale e armonicamente interessante “Ruggero”, cover di un bel brano dei Lupetto, pordenonesi anch’essi.

Poi, da Il Principe In Bicicletta in poi, si passa a una carrellata dei migliori brani sia di vecchia data, sia provenienti dagli ultimi album.

La cosa interessante. e anche leggermente misteriosa. è constatare che il loro spaziare da ritmi, arrangiamenti e stili musicali molto diversi (punk, pop, soul, reggae, folk, ritmi andini, etc.) non è mai velleitario o banale.

Per qualche ragione  il “nocciolo” dei Ragazzi Morti rimane sempre inalterato, originale e perfettamente riconoscibile.

Ed è proprio questa la loro “bellezza” artistica: la semplicità, la naturalezza e la grazia dei loro pezzi, sia dal punto di vista della musica che della parola. Con accordi semplici, che tutti abbiamo avuto tra le mani, riescono a confezionare immagini che incantano. Quindi lo stile in cui declinano questa piccola poesia, alla fine, è il fattore meno preponderante.

Proprio alla luce di ciò, l’apporto (di notevole livello artistico-strumentale) della nuova chitarra aggiuntiva di Viterbini, tende forse a “riempire” qualcosa che troverebbe la sua grazia, anche e soprattutto, in una visione un po’ più minimalista.

Gli interventi di chitarra sono belli, anche abbastanza sobri, ma non strettamente necessari all’economia del brano.

Certo che ora, con anche questo irrobustimento strutturale e professionale del suono della band, non ci sono più davvero scuse per una fruizione e un successo allargati anche a un pubblico più mainstream.

Recensione: Massimo Adolph Nutini per TheGreatComplottoRadio – 03 04 16

Prossimi concerti:

05 aprile Milano – Alcatraz
08 aprile Bologna – Estragon
09 aprile Roma – Atlantico
23 aprile Genova – Supernova Festival

Scaletta concerto:

Ad un passo dalla luna
La più forte
Libera
Persi nel telefono
C’era una volta ed era bella
Ruggero
Quasi adatti
Il principe in bicicletta
Occhi bassi
La poesia e la merce
Ogni adolescenza @Info[Davide Toffolo with Adriano Viterbini] Puoi dirlo a tutti
La faccia della luna
E invece niente
In questa grande città (La prima cumbia)
I cacciatori
La via di casa
La ballata delle ossa
I miei occhi brillano

Tubi innocenti
La mia vita senza te
Alle anime perse
Vivere fuggendo
Voglio
Il mondo prima
Di che cosa parla veramente una canzone?
La tatuata bella

 

 

Fedele alla Linea – Giovanni Lindo Ferretti (un film di Germano Maccioni)

Grazie al servizio di prestito offerto dalla Mediateca di Pordenone sono riuscita a recuperare un documentario che, se passato al cinema, mi era sfuggito “Fedele alla linea – Giovanni lindo Ferretti” anche perché dopo la crisi religiosa e le uscite su Berlusconi mi ero un po’ allontanata dal mondo di Giovanni Lindo, mondo che alla fine degli anni ’90 mi aveva tanto affascinata.

Ricordo ancora con grande nostalgia il concerto che tenne con i CSI al Rototom nei primi anni 2000 quando il Rototom aveva sede a Pordenone. Serata conclusa insieme ad Angela, Luca Loris, Michele… all’insegna di acqua tanta acqua, eravamo disidratati, michhetti e nutella, insomma una serata vissuta pericolosamente 😉

Lasciando da parte la nostalgia il documentario di Germano Maccioni, ripropone un Giovanni Lindo Ferretti ritornato alle origini, nell’appennino tosco emiliano, dopo un percorso articolato della sua vita che lo ha portato ad affrontare più volte la malattia, ed ogni volta rinascere.

Il documentario di Maccioni è interessante perché ripropone anche estratti di altri documentari realizzati prima sui CCCP e CSI, in particolare un estratto riproposto del documentario “Tempi moderni” di Luca Gasparri Giovanni Lindo diceva “[…] avrei dovuto scegliere di comprarmi una casa a schiera o un appartamento, fare un mutuo decidere che la vita era finita e allora sono andato un po’ in giro per l’Europa e mi sono ritrovato a Berlino […]”. Il suo percorso artistico ha inizio da una crisi personale, da operatore psichiatrico decide di lasciare tutto e partire.

Ripercorre la sua vita attraverso la malattia, le crisi, il rapporto con la madrea, gli incontri… vedere la foto di un Ferretti vicino al mago Zurlì non ha prezzo 😉 la colonna sonora che accompagna è quella dei CCCP prima e poi CSI. Le immagini più intime dei suoi luoghi più cari, dei suoi diversi ritorni all’origine si alternano ai momenti di grande fama, ai concerti dei CCCP e poi dei CSI. Giovanni Lindo afferma che l’equilibrio tra queste due dimensioni , quella pubblica dei concerti affollati e quella privata della sua casa immersa nelle montagne, gli è stato dato proprio dai cavalli, se non ci fossero stati i cavalli “mi sarei bruciato in un mese”. I cavalli sono il punto di equilibrio, e più in generale afferma che senza i cavalli non è possibile concepire la storia dell’uomo.

Infatti il suo ultimo progetto di Teatro equestre si basa su una compagnia di cavalli “La corte transumante di Nasetta” che “alleva, doma e addestra razzette di cavalli residuo d’altri tempi”.

Ho trovato bellissimo il momento in cui Giovanni Lindo si dedica al taglio del crine dei cavalli… trasformando il crine in un taglio da vero “pankettone” 😉

Il suo avvicinamento alla religione viene affrontato ma in modo molto lieve. La quotidianità del fare e gli impegni che portano la cura di un animale come il cavallo hanno la prevalenza nel racconto. Mi ha dato fastidio il “superficiale” giudizio che Giovanni Lindo dà sui suoi compaesani che costretti a lasciare il paese si riversano nelle città. È facile dire “sono passati dall’essere poveri e liberi all’essere poveri e schiavi” quando ci si può permettere di ristrutturare una casa in pietra e godere delle royalty dei proprio dischi… insomma piedi per terra Giovanni Lindo, tu Massimo Zamboni lo hai conosciuto in un club di Berlino non tra i monti.

io sto bene io sto male io non so come stare” -CCCP Fedeli alla linea-

Foto di @eltubaro

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