Alessandro Sipolo – Eresie

AlessandroSipoloChi sono oggi gli eretici? Sembra chiedersi questo Alessandro Sipolo in “Eresie”, disco uscito lo scorso novembre trainato dal singolo “Le mani sulla città” (disponibile anche in videoclip) e rilanciato da Macramè in questi giorni per un nuovo lavoro di diffusione.
Il secondo lavoro del cantautore bresciano è stato prodotto da Giorgio Cordini (già chitarrista di Fabrizio De André) con la complicità di Taketo Gohara (Vinicio Capossela, Mauro Pagani, Negramaro, Brunori SAS, Edda) che ha curato le registrazioni e il mix alle Officine Meccaniche di Milano ed è un moderno disco di cantautorato folk-rock, che attraversa in obliquo le varie latitudini della musica popolare dandone una propria versione elegante ed energica, poetica e assolutamente ribelle.

Aperto da una title-track in forma di rumba-rock, come un manifesto programmatico di quegli uomini e donne “scaldati dalla brace d’un’altra idea”, “Eresie” – racconta Alessandro Sipolo – “è un crogiolo di mondi musicali, un affresco d’esistenze controcorrente. Muovendo dall’etimologia della parola “eresia” (dal greco “scelta”) ho provato a ragionare sulla necessità di approfondimento e disobbedienza, in un periodo storico, il nostro, nel quale l’esigenza di velocità e sintesi tende a rendere ogni riflessione estremamente superficiale. Dal punto di vista musicale c’è certamente una maggiore influenza rock ma, in continuità con l’album d’esordio, resta la volontà di spaziare tra i generi senza incasellarsi in una determinata nicchia cantautorale.”

“Eresie” vede la partecipazione di musicisti come Ellade Bandini, Alessandro “Finaz” Finazzo (Bandabardò), Alessandro “Asso” Stefana e Max Gabanizza che danno il loro contributo ad una track-list nella quale i brani scorrono al passo country di un banjo, s’irrobustiscono di chitarre rock-blues, di scorribande folk e tarantismi, ma giocano anche su melodie acustiche o sulla frenesia carnevalesca di una samba.

Alessandro Sipolo racconta di renitenti alla leva che si aggregano ad una carovana rom (“Gagiò romanò”) – e i rom, la loro cultura e la musica manouche tornano anche nella splendida “Saintes Maries” – o di statue di eretici rivoluzionari che dominano la piazza più modaiola di Brescia (“Arnaldo”).
Ma Sipolo denuncia, senza retoriche o appartenenze politiche, anche la conquista del nord da parte della mafia (“Le mani sulla città”) e l’affarismo spirituale di CL nell’abrasiva samba satirica “Comunhão Liberação”, dedicando una canzone al coraggio di tre grandi dissenzienti contemporanei come Piergiorgio Welby, Eluana Englaro e a suo padre Giuseppe in “Tra respirare e vivere”.
Il suo è un panorama “di biografie eretiche, di arsure libertarie e scelte disobbedienti” che alimentano visioni di vite diverse, brucianti della loro umanità e di un desiderio di libertà e giustizia che nessuno può fermare.

https://www.youtube.com/watch?v=r4IkNMOb34w&feature=youtu.be

Monologue – Dici

MonologueLe IndieMood Session da più di un anno ospitano le migliori band emergenti nazionali e non, live su una barca, in laguna.

I Monologue sono un duo formato nel 2014 da due giovanissimi ragazzi di Grosseto. Con influenze che spaziano dal glam rock al folk, dal cantautorato italiano all’elettronica i Monologue pubblicano il loro primo ep “Mascara” nel giugno 2015 e stanno attualmente ultimando il primo album in studio, nelle nostre Sessions ci regalano “Dici”.

“Suonare tra i canali di Venezia è stata un’esperienza unica e suggestiva, specie per noi, che Venezia non l’avevamo mai vista. Chitarre, molta acqua e una barca; c’è forse modo migliore per godersi e ammirare una città così unica e poetica?”

“…Se io mi guardo vedo me

se tu mi guardi non sono io

c’è una fabbrica di maschere dietro casa mia.

Sarà forse perchè se guardi il mare vedi solo onde,

o quando fa notte tu pensi alla morte?””

(Dici – Monologue)

https://www.youtube.com/watch?v=jOLmf0pgBZk

Giuseppe Righini – Monge Motel

GiuseppeRighini

Secondo estratto dal disco “Houdini” uscito lo scorso maggio su etichetta Ribéss Records. Il videoclip, girato da Daniele Quadrelli, narra la vita di un uomo sospesa in una camera d’albergo, fra pusher di sogni e ricordi e nazi-badanti che si prendono cura di lui.

“Una stanza d’albergo. Simile a una sala d’attesa. Domicilio provvisorio. Di passaggio. Che, negli anni, ha accumulato segni. Oggetti. Gesti di routine. Come accade in una cella. Il protagonista vive così. Ormai da tempo. Sulla soglia di un’eterna dipartita. Anche oggi rinviata.” “Monge Motel” è il videoclip che accompagna il secondo estratto da “Houdini” di Giuseppe Righini, il disco uscito lo scorso maggio su etichetta Ribéss Records che ha consacrato il cantautore riminese come una delle voci più intense e interessanti della scena cantautorale italiana.

Girato dal videomaker Daniele Quadrelli, che ha curato anche la regia, “Monge Motel” vede la partecipazione dello stesso Righini, degli attori Tamara Balducci, Lucrezia Frenquellucci e Francesco Montanari e del cantautore e attore Dany Greggio, coinvolti nella narrazione di un tempo e di una vita sospesi dentro una stanza, un luogo nel quale si muovono personaggi enigmatici.
“Due figure – racconta Giuseppe Righini – del tutto simili al gatto e la volpe, gli fanno regolare visita. Sono pusher di sogni e ricordi. Compari di bisboccia e solitudine. Gente con cui si può far comunella. Ma senza ghignare troppo. E mantenendo le dovute distanze. Perchè loro, in quella stanza, arrivano e se ne vanno. Quando vogliono. Il nostro inquilino, no. Lui resta. E aspetta. Due donne. Che gli rifanno il letto. Gli lavano i denti. Gli spazzolano la giacca. Quotidianamente. Con la stessa attenzione che dedicherebbero a un paralume. Una tenda. Un comodino. Sono le infermiere del suo destino. Le guardie del suo tempo. Le nazibadanti della sua resa. Domani torneranno. Forse, domani, lui non sarà qui”.

“Monge Motel” è l’incipit di “Houdini”, ultimo lavoro di Giuseppe Righini prodotto artisticamente da Fulvio Mennella per La stanza 107. Un disco che raccoglie dieci brani di cantautorato elettronico – o “electrorato”, come lo chiama Giuseppe – scritti fra Rimini e Berlino. Tracce che formano un gioco escapologico di illusioni, simboli, porte, chiavistelli, grimaldelli, soglie, liberazioni. Canzoni a volte rotonde, a volte dagli sviluppi imprevedibili, e soprattutto livide, scure, pop noir, a disegnare un paesaggio di sabbia e cemento dalle seducenti cicatrici, un viaggio di elettrica salsedine. A bordo di una nave di parole che solca un mare profondo e fecondo di synths e plugins.

https://www.youtube.com/watch?v=fGpwEW-YOno&feature=youtu.be

Tre Allegri Ragazzi Morti – Venerdì 01 Aprile @ Il Deposito (Pordenone)

INUMANI – 2016

TARM Live al Deposito!

Venerdì 01 Aprile @ Il Deposito (Pordenone)

Tre allegri ragazzi morti hanno pubblicato l’11 marzo 2016 Inumani, il loro ottavo album in studio, con undici nuove tracce (prodotte da Paolo Baldini) che andranno ad arricchire la già corposa scaletta in vista dei prossimi concerti.

Sul palco con Tre allegri ragazzi morti ci sarà anche Adriano Viterbini, chitarrista dei Bud Spencer Blues Explosion che ha da poco dato alle stampe l’incredibile album solista Film|O|Sound. Adriano diventa così il quinto allegro ragazzo morto con Davide Toffolo, Enrico Molteni, Luca Masseroni e Andrea Maglia, avverando la profezia della storia a fumetti di Davide Toffolo in questi mesi in edicola: Cinque allegri ragazzi morti.

Venerdì 01 Aprile @ Il Deposito (Pordenone)

 

I Tre Allegri Ragazzi Morti

Sistlist#1

La playlist per The Great Complotto Radio del grande Enrico Sist Dj , https://www.facebook.com/ESistDj/

 

1 Cavern Of Anti-Matter, “Echolalia”
2 Field Music, “Don’t You Want To Know What’s Wrong?”
3 Strangejuice, “Leafblower”
4 Panda Bear, “Crosswords”
5 King Gizzard & The Lizard Wizard, “Paper Mache Dream Ballon

pandabear

Bloody Millionaire – As much as she can take

BloodyMillionaireI Bloody Millionaire nascono nei primi mesi del 2014 per volontà di Filippo Stocco (chitarra) e Giovanni Vettore (voce), reduci dalle esperienze Made In China e Ribeira. A loro si affiancano Stefano Longo (chitarra, Jading Babies), Nicolò Masetto (basso, The Wild Scream) e Daniele Zabeo (batteria, Gionnis), a formare la line-up definitiva. Nelle jam che seguono, il gruppo punta a sviluppare non solo la perizia tecnica ma anche un approccio sperimentale al suono, colorando il rock di partenza con tinte sempre più personali. Durante l’estate 2015 i Bloody Millionaire, forti di questa versatilità, si chiudono all’Atomic Studio di Camposampiero (PD) e registrano il loro album di debutto: “Marble dust”, in uscita in 7 marzo.

“Marble Dust” (La Coperta Dischi / Indiemood) è un album rock scritto di getto in un garage ma raffinato da un accuratissimo lavoro di studio. Musicisti già militanti in altre formazioni, i cinque “Bloody Millionaire” iniziano a suonare nel 2014 quasi per divertimento. Nasce subito una canzone- guida: “As Much As She Can Take”, praticamente un boogie, trascinata da un riff hard-rock e illuminata da un ritornello irresistibile. Gli altri brani seguono a ruota, guidati da chitarre di matrice stoner e arricchiti di strumenti che devono molto al suono vintage anni ’60 -’70. Consci del valore dei brani, i cinque si chiudono in studio per mesi, uscendone con quest’album, tanto poliedrico negli arrangiamenti quanto compatto nel sound. Spiega, a questo proposito, la band:

“Difficile trovare una categoria per il sound che abbiamo sviluppato ma ci proviamo ugualmente: i nostri punti di riferimento sono stati Black Rebel Motorcycle Club, Blur, Foo Fighters, Artic Monkeys. Diciamo di più: abbiamo rielaborato tutto quel rock che sta tra i Pearl Jam e i Radiohead.”
Il disco, anticipato dal video-clip del singolo “As Much As She Can Take”, è disponibile dal 7 marzo

in digitale (Bandcamp, iTunes) e in una preziosa edizione CD a tiratura limitata.

https://www.youtube.com/watch?v=YGAnxhAxDlw

Fedele alla Linea – Giovanni Lindo Ferretti (un film di Germano Maccioni)

Grazie al servizio di prestito offerto dalla Mediateca di Pordenone sono riuscita a recuperare un documentario che, se passato al cinema, mi era sfuggito “Fedele alla linea – Giovanni lindo Ferretti” anche perché dopo la crisi religiosa e le uscite su Berlusconi mi ero un po’ allontanata dal mondo di Giovanni Lindo, mondo che alla fine degli anni ’90 mi aveva tanto affascinata.

Ricordo ancora con grande nostalgia il concerto che tenne con i CSI al Rototom nei primi anni 2000 quando il Rototom aveva sede a Pordenone. Serata conclusa insieme ad Angela, Luca Loris, Michele… all’insegna di acqua tanta acqua, eravamo disidratati, michhetti e nutella, insomma una serata vissuta pericolosamente 😉

Lasciando da parte la nostalgia il documentario di Germano Maccioni, ripropone un Giovanni Lindo Ferretti ritornato alle origini, nell’appennino tosco emiliano, dopo un percorso articolato della sua vita che lo ha portato ad affrontare più volte la malattia, ed ogni volta rinascere.

Il documentario di Maccioni è interessante perché ripropone anche estratti di altri documentari realizzati prima sui CCCP e CSI, in particolare un estratto riproposto del documentario “Tempi moderni” di Luca Gasparri Giovanni Lindo diceva “[…] avrei dovuto scegliere di comprarmi una casa a schiera o un appartamento, fare un mutuo decidere che la vita era finita e allora sono andato un po’ in giro per l’Europa e mi sono ritrovato a Berlino […]”. Il suo percorso artistico ha inizio da una crisi personale, da operatore psichiatrico decide di lasciare tutto e partire.

Ripercorre la sua vita attraverso la malattia, le crisi, il rapporto con la madrea, gli incontri… vedere la foto di un Ferretti vicino al mago Zurlì non ha prezzo 😉 la colonna sonora che accompagna è quella dei CCCP prima e poi CSI. Le immagini più intime dei suoi luoghi più cari, dei suoi diversi ritorni all’origine si alternano ai momenti di grande fama, ai concerti dei CCCP e poi dei CSI. Giovanni Lindo afferma che l’equilibrio tra queste due dimensioni , quella pubblica dei concerti affollati e quella privata della sua casa immersa nelle montagne, gli è stato dato proprio dai cavalli, se non ci fossero stati i cavalli “mi sarei bruciato in un mese”. I cavalli sono il punto di equilibrio, e più in generale afferma che senza i cavalli non è possibile concepire la storia dell’uomo.

Infatti il suo ultimo progetto di Teatro equestre si basa su una compagnia di cavalli “La corte transumante di Nasetta” che “alleva, doma e addestra razzette di cavalli residuo d’altri tempi”.

Ho trovato bellissimo il momento in cui Giovanni Lindo si dedica al taglio del crine dei cavalli… trasformando il crine in un taglio da vero “pankettone” 😉

Il suo avvicinamento alla religione viene affrontato ma in modo molto lieve. La quotidianità del fare e gli impegni che portano la cura di un animale come il cavallo hanno la prevalenza nel racconto. Mi ha dato fastidio il “superficiale” giudizio che Giovanni Lindo dà sui suoi compaesani che costretti a lasciare il paese si riversano nelle città. È facile dire “sono passati dall’essere poveri e liberi all’essere poveri e schiavi” quando ci si può permettere di ristrutturare una casa in pietra e godere delle royalty dei proprio dischi… insomma piedi per terra Giovanni Lindo, tu Massimo Zamboni lo hai conosciuto in un club di Berlino non tra i monti.

io sto bene io sto male io non so come stare” -CCCP Fedeli alla linea-

Foto di @eltubaro

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Un Giorno Di Ordinaria Follia – La Città del Peccato

rocknadoE’ “La Città del Peccato” il nuovo singolo con relativo videoclip degli Un Giorno di Ordinaria Follia, secondo estratto dal disco “Rocknado” uscito poco più di un anno fa. Un lavoro che ha fatto conoscere al pubblico quel mix letale di rock-punk-stoner, energia e citazionismi assortiti che è il marchio di fabbrica della band padovana, a partire dagli abiti e dai poco raccomandabili accessori di scena dei loro live che riprendono quelli dei protagonisti dall’omonimo film di Joel Schumacher.

Il video de “La Città del peccato”, pensato e realizzato dagli stessi UGdOF, fotografa un (vero) energico e sudato live ripreso direttamente dai cellulari dei loro fan. Una scelta che racconta al meglio la gagliarda complicità con il proprio pubblico che Tony “il Reverendo” Fumara (voce), Francisco Soldano Fumara (chitarra-cori), Ema “Bruce’n’Rolla” Fumara (batteria), Andres Thundres “The Wall” Fumara (basso-cori) e Greg “Billy Club” Fumara (chitarra) sanno creare dal vivo concerto dopo concerto.

“La Città del Peccato”, in altre parole, è una festa in forma di videoclip, dove si mostra gente vera, in uno spaccato di vita reale, che si contrappone all’odierna abitudine di produrre video con largo uso di effetti speciali. Alle trovate “teatrali” di alcuni loro colleghi, gli Un Giorno di Ordinaria Follia rispondono con la semplicità e la sudatissima “normalità” di un loro concerto dove le persone cantano, ballano e si divertono lasciandosi travolgere dal tornado rock della band. “Nessuna vita è vissuta senza avere peccato”, cantano gli UGdOF in questo brano. E state certi che le loro vite e quelli di chi li ascolta sono davvero ben vissute!

 

https://www.youtube.com/watch?v=DpUYP4TzlGM&feature=youtu.be

The Lumineers – 21 Luglio @ Sexto ‘plugged (Sesto al Reghena-PN)

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A quattro anni di distanza dall’uscita dell’album che li ha resi famosi in tutto il mondo, The Lumineers si preparano a tornare in Italia con il loro secondo album, “Cleopatra”, in uscita l’8 Aprile per Universal Music.
Il loro coinvolgente sound ha scalato le classifiche mondiali conquistando milioni di fan. Il loro omonimo disco di debutto è stato nominato ai Grammy Awards come Best New Artist e Best Americana Album, rimanendo per 46 settimane alla #2 posizione della Billboard 200. “Ho Hey”, il singolo che ha consacrato il loro successo, è rimasto per ben 62 settimane in #3 posizione nella Billboard Hot 100, raggiungendo oltre 142 milioni di visualizzazioni su YouTube. Dopo aver trascorso più di tre anni in tour, The Lumineers si preparano a tornare in Italia, ospiti di Sexto’Nplugged Festival, giovedì 21 luglio 2016.

www.thelumineers.com – www.facebook.com/TheLumineers