Recensione EP: “CEMENTO” – “SPERANZA”

recensione - cementoI CEMENTO rilasciano il loro terzo EP ufficiale, “SPERANZA”, che segue i precedenti “Turbe” e “Vite” rispettivamente del 2009 e del 2011.

I Cemento sono un fuorioso misto di Post-Hc, Downtempo, Scream e chi più ne ha più ne metta, originari di Sacile e Aviano (PN).

Dopo vari cambi di formazione viene registrato “Vite” e nonappena finita l’incisione viene aggiunta un altro membro come seconda chitarra.

Con la formazione a 5 elementi hanno già solcato vari palchi in veneto e friuli, suonando con band del calibro dei Decapitated, The Secret, etc.

Una band che dal vivo sa far divertire e rimanere a bocca aperta i presenti, con una presenza scenica fuori dal normale.

 

Il brano che apre il mini EP è “Speranza”, un mix ultraviolento di cambi di tempo che mescola tempi veloci a mid-tempo che al meglio rappresentano il significato del testo; l’arrendevole vivere della quotidianità, senza mete e cambiamenti. Una critica all’italiano medio, soffocato dai poteri politici e dalle banche che sopprimono l’essere. Meglio ancora l’idea viene resa dal breakdown finale, con le sue note dissonanti.

 

“Infanzia”, un pezzo tremendamente estremo e curato nei minimi termini, dove i passaggi della batteria di Ruben accompagnano le tonalità bassissime delle chitarre di Ivan e Serpico.

La voce di Andrea è disperata e violenta, come le parole che racconta, di un infanzia perduta, di una voglia di ritornare indietro a quando nulla ti affliggeva, e dove il rialzarsi dopo una caduta era molto più semplice.

La produzione casereccia è di ottima fattura: nessun suono impastato, i suoni sono taglienti, la batteria è un macigno, la voce al giusto volume, nel complesso è veramente un buon mix.

 

A chiudere l’EP spetta a Vergogna, un pezzo che condanna le oppressioni, le guerre e le indulgenze religiose, condannando l’aspetto economico della chiesa, quello degli interessi.

Il brano è un lungo trascinarsi di emozioni e tempi lenti e strazianti, di urla contro un sistema marcio.

 

 

“Speranza” è scaricabile gratuitamente pressoil sito:

http://cemento.bandcamp.com/album/speranza

Presentano oltre a queste tracce, il video ufficiale di “Speranza” visibile su youtube nel loro canale ufficiale.

 

Inoltre sono in concorso proprio nel nostro sito per poter accedere alle fasi finali e poter suonare alla fiera della musica di Azzano X (PN), votabili cliccando il link:

http://www.thegreatcomplottoradio.com/wordpress/dai-la-tua-preferenza-band-preferita/

 

 

Tirando le somme, bisogna proprio dire che per essere un minicd di 3 brani, il lavoro svolto è ottimo per questa band che continua così la loro ascesa nell’ambiente underground . Se bisogna cercare il pelo sull’uovo, le voci pulite, non rendono abbastanza giustizia all’intero complesso; fatto relativo visto che si tratta di pochi secondi in totale.

 

VOTO: 9,5

 

Society – Un documentario sullo Sri Lanka al Centro Balducci, Zugliano (UD)

AuxiliaQuesta sera, martedì 25 giugno alle 0re 20:30, proiezione del documentario “Sri Lanka – Una Nuova Alba” sul dramma dei bambini soldato realizzato dalla Onlus @uxilia presieduta da Massimiliano Fanni Canelles.@uxilia  è un’Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale riconosciuta dallo Stato italiano con Personalità Giuridica, con protocolli d’intesa con il Ministero della Giustizia, Ministero degli Interni, Ministero del Lavoro; membro dell’osservatorio nazionale del volontariato.  All’estero si applica in Cooperazione internazionale in Paesi in Via di Sviluppo coinvolti in conflitti armati con costruzione di centri sanitari, attività pedagogiche di microcredito e con l’adozione a distanza. In particolar modo si attiva verso il problema dei bambini soldato e i bambini vittime di guerre. In Italia le attività si svolgono nelle scuole, nelle società sportive, nei carceri. Realizza mensilmente convegni, spettacoli, teatro, libri, e riviste in collaborazione con RAI Eri per sensibilizzare l’opinione pubblica alle problematiche sociali.

E’ l’organizzatrice del Concert for Life dove si sono esibiti Elisa, Ligabue e Zucchero e delle selezioni per il concorso Nazionale di moda Modella Oggi
Il presidente onorario di @uxilia è Silvio Garattini, il fondatore dell’Istituto Mario Negri, fondazione per la ricerca, la formazione e l’informazione sulle scienze biomediche di cui @uxilia è partner.

Alla proiezione seguirà un rinfresco.
http://www.youtube.com/watch?v=UeHz-tzYDbg&feature=youtu.be

PAPA ROACH – recensione live al New Age di Roncade – 19 /06

Ultima serata per questa stagione al New Age di Roncade e direi proprio una chiusura in gran stile.

Sul palco questa sera si esibiranno Glamour of the kill,Change e come gruppo punta gli storici PAPA ROACH.

Correva l’ormai lontano 2000, anno in cui sentii parlare di loro per la prima volta. Era il periodo del nu-metal e di tutte quelle band che contribuirono a dare fama a questo genere. I Papa Roach sono sicuramente stati uno dei gruppi di punta di quegli anni. Il videoclip di Last Resort era uno dei  maggiormente proposti da Mtv e il  loro secondo album “INFEST”ebbe un ottimo successo commerciale e di critica.

Ho usato il termine storico, perché ormai di loro è rimasto solo il nome. Gli album seguenti non ebbero la stessa qualità e loro non furono in grado di adattarsi ai tempi che cambiavano, con l’innevitabile conseguenza di essere, nel giro di pochi anni, accantonati nel dimenticatoio.

Sono le 21:50 quando sul palco le luci si spengono e i 4 Roach inondano il piccolo palco del New Age.

Jacoby Shaddix,Jerry Horton,Tobin Esperance e Tony Palermo sembrano in gran forma e intenzionati a dar vita ad un gran spettacolo, nonostante il locale non sia pieno. Jacoby,sempre più tatuato, da vero frontman prende subito in mano la situazione e si scatena.

Al contrario delle mie aspettative, riescono a stupirmi da subito ed a farmi spuntare un sorriso.Partono con Engage come intro e poi esplodono con la potentissima Still swingin’. Da qui in poi danno vita ad uno show di qualità!

Suonano davvero bene i Papa Roach. Sembrano ancora i ragazzini che vidi la prima volta su Mtv 13 anni fa. Non si discostano molto dal suono nei loro album; voce potente e melodica; una ritmica da paura e una sinergia da grande rock band.Propongono alcuni inevitabili pezzi di “The connection”il loro ultimo lavoro,ma sanno anche bene come accontentare i propri fan. Iniziano a proporre i loro successi ed il pubblico esplode. Tutti cantano con loro e non si perdono una parola. Il buon Jacoby scende dal palco e canta in mezzo alla folla che non crede ai propri occhi e cerca in tutte le maniera di riuscire anche solo a toccarlo. In grande stile risale sul palco e conclude il concerto con le due canzoni che li simboleggiano maggiormente, Dead cell e la stupenda Last resort.

Un gran del concerto,devo ammetterlo!Anche se ormai i tempi del nu-metal sono finiti,come dimostratosi dal numero di persone presenti questa sera,mi ha fatto veramente piacere sentire e rivivere una parte della storia degli anni 2000.

Gardonio Alberto

SETLIST:

 

 

 

Testament Live @ New Age Club – Roncade

Testament LiveSono curioso di sapere le condizioni del New Age club quest’oggi, visto l’inferno di ieri sera creato dal quintetto di Oakland sul piccolo stage del club trevigiano.
18 giugno 1967, Jimi Hendrix incendia la sua Fender Stratocaster sul palco di Monterey festival, procurandosi un’ustione di primo grado;
18 giugno 2013 ore 22, i Testament salgono sul palco preceduti dall’intro di Star Sprangled Banner eseguto proprio da Hendrix.
Il concerto inizia sulle note di Rise Up, brano dell’ultimo album The Dark Roots Of Earth del 2012, una mitragliata al cervello che non accetta repliche ne sconti, seguita senza un secondo di sosta dall’ottima More Than Meets The Eye, sorretta da un pubblico in delirio dal primo all’ultimo secondo di concerto, ben animato dal quasi cinquantenne Alex Scolnick, e dal frontman bestione Chuck Billy.
Dopo un po’ la prima mezz’ora, un imprevisto al sellino della batteria di Gene “atomic clock” Hoglan lo costringe a dare il meglio di sè e suonare in piedi senza perdere un colpo. Hoglan è sicuramente uno dei batteristi più storici del metal, nella cui carriera può vantare di aver registrato e interpretato live, due album degli inventori del death metal, Individual Thought Pattern(1993) e Symbolic (1995) con i Death del compianto Chuck Schuldiner.
I n0n più giovani thrasher californiani regalano solo 11 pezzi agli accaldatissimi fan italiani, un ora di concerto esatta senza concedere bis e accorciando di 3 pezzi la scaletta dele date precedenti, a quanto pare a causa del caldo all’interno del club, essendo poi rincorsi dalla sfortuna di non poter utilizzare il proprio tour bus a causa di un guasto all’impianto di condizinamento dell’aria, facendosi trasportare quindi in albergo con un pulmino privato, non concedendo così foto e autografi ai numerosi fan accorsi d’innanzi il bestione a 4 ruote che doveva riaccompagnarli a casa.
Una bella serata anche se durata troppo poco.

Voto: 7,5

Scaletta:
1.Rise Up
2.More than meets the eye
3.Native Blood
4.True American Hate
5.Dark Roots Of Earth
6.Into the Pit
7.Practice what you preach
8.The new order
9.The haunting
10.Over the Wall
11D.N.R. (do not resuscitate)

Kiss live @ Villa Manin di Passariano (UD)

KIssSono passati 40 anni da quel 1973 in cui Gene Simmons e Paul Stanley fondarono i Kiss in quel di New York ed un po’ nella voce anche si nota, ma in fondo chi se ne importa, sono eroici per il solo fatto di infilarsi ancora improbabili calzamaglia lucide con annessi inserti in lurex a sessant’anni suonati, andare su e giù per il palco su zeppe che fanno invidia a Frank’n’Furter, farsi giri in aria attaccati a cavi d’acciaio o carrucole e suonare ancora meravigliosamente. Se la voce magari manca le mani sono ancora abilissime ed i riff che hanno echeggiato nel Monster Tour che ha fatto tappa a Villa Manin di Passariano (UD) lunedì 17 giugno sono da leggenda. Nello straordinario spettacolo a base di effetti speciali, split screen, teatralità portato in giro per il mondo da Barley Arts il microfono passa da Paul Stanley a Gene Simmons a Tommy Thayer a Eric Singer, l’energia che i quattro ci mettono è tanta e si misura in sudore, dopo pochi minuti sul palco sono già fradici ma reggono per due ore di spettacolo. La scaletta mescola brani del presente e del passato, il pubblico segue e supporta e stupisce candidamente di fronte alle pedane che si alzano dal palco sotto l’enorme ragno che lo sovrasta, si muove e muta colore, le fiammate, la pioggia di coriandoli, il fumo. Ok, sembra di essere al circo, ma è tremendamente divertente e poi la musica è impeccabile, anche quando la voce difetta un po’.

Due ore filate e dei classici nei bis. Tutti a cantare a squarciagola “Rock and Roll All Nite” e  “I Was Made For Lovin’ You” e alle 23.00 luci alte sul prato ed in marcia per tornare a casa che il giorno dopo si lavora. Ma i Kiss almeno una volta bisogna vederli. Sono passati (quasi) indenni attraverso 40 anni di musica, sono stati imitati (ed io continuavo a chiedermi sulla strada di casa se fosse venuto prima il Rocky Horror Show o i Kiss), sono diventati un brand di successo, sono ancora là a truccarsi per andare in scena e sembrano ancora divertirsi parecchio. Che vi devo dire? Chapeau!

La scaletta:

Psycho Circus
Shout It Out Loud
Let Me Go, Rock ‘N’ Roll
I Love It Loud
Heaven’s on Fire
Hell or Hallelujah
War Machine
Deuce
Say Yeah
Shock Me
Tommy and Eric Jam
Outta This World
God of Thunder
Lick It Up
Love Gun
Rock and Roll All Nite
Detroit Rock City
I Was Made for Lovin’ You
Black Diamond
God Gave Rock ‘n’ Roll to You II

Slayer – Live 15 Giugno Padova

SlayerDopo quasi due anni di assenza dai palchi italiani, dall’ultimo 7 luglio 2011 al big4 a Rho (MI), i thrasher di Los Angeles presentano la nuova formazione al pubblico italiano.
Orfani del mentore del gruppo Jeff Hanneman, chitarrista e fondatore della storica band, defunto il 3 maggio scorso per un’insufficenza epatica, dopo che per 2 anni a causa di una fascite necrotizzante, era stato costretto a interrompere l’attività live, sostituito dal funambolico Gary Holt degli Exodus.
Poche settimane fa, un’altra notizia triste per tutti i fan più ossessionati della band (tipo me), lo storico batterista Dave Lombardo, lascia in via definitiva gli Slayer per disaccordi con la band, un addio non molto amichevole a quanto pare.
Tutto ciò ne ha risentito molto sull’umore della band, che ha riassoldato Paul Bostaph, già batterista dal 1992 al 2001, e anche sull’assenza dei fan, accorsi non di certo in massa per un gruppo che ogni volta che torna in italia, riempie teatri, palazzetti e arene.

Il pre-concerto è un classico, chioschi pieni, birra a fiumi, rock ‘n’ roll che intrattiene i metalhead giunti da tutto il nord italia, con eccezione degli onnipresenti sardi che giungono accompagnati dalla loro bandiera.
Non ci sono band di spalla e alle 21:18 si ode l’intro di “World Painted Blood”, e il 90% della gente, spiazzata, comincia a correre verso la platea per assistere all’inizio del concerto.
La band da subito appare poco amalgamata, la batteria da sempre l’idea di dover rincorrere gli altri strumenti per stare al passo e i colpi non sono sempre precisi come siamo abituati a sentire.
La scaletta è stata modificata, prediligendo alcune canzoni dell’era Bostaph, la reazione del pubblico non è sempre molto viva, e questo influisce sulla prestazione della band, senza mai omettere però dei classici senza tempo, che fanno tremare il terreno del teatro padovano.
Ciò che influisce più di tutto, è il sound del teatro Geox, una cosa a dir poco vergognosa, le chitarre non mixate si sentivano a destra per chi suonava a destra e idem per chi stava a sinistra, la voce era pressochè incomprensibile, le basse frequenze disturbavano i cuori più deboli, insomma un totale fallimento.
Nonostante tutto, il tatuatissimo chitarrista Kerry King sembra in forma più del solito invece, gli assoli son precisi, fa urlare la chitarra come non mai, e al pomeriggio ha pure concesso una signing session presso un noto negozio di strumenti del Trevigiano.
I pezzi si susseguono senza molti siparietti, fino al momento in cui per gli ultimi due pezzi, viene rimosso il telone con il logo del gruppo, e ne viene esibito uno in memoria di Hanneman, e la sua chitarra viene messa sul palco a far compagnia ai suoi vecchi compari.
Il concerto finisce senza molte parole, un timido “Mille Grazie” del barbuto frontman Tom Araya e la band saluta e si congeda senza troppi complimenti.
Purtroppo il  fardello del nome Slayer sta cominciando a pesare molto; sperando in tempi migliori, ai nostri, diamo un 6,5 politico.

VOTO: 6,5

Scaletta:

  1. Encore:

LoMè – MANICHINI [il silenzio uccide]

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Esce  il singolo “Manichini [il silenzio uccide]” per l’organizzazione Libera contro le Mafie e sarà accompagnato da un videoclip d’impatto.

“Se ognuno fa qualcosa allora si può fare molto” diceva 3P (Padre Pino Puglisi)

 LoMéPremio Tenco 2006, offrono la propria collaborazione alle iniziative di LIBERA con un progetto musicale che supporta in modo originale le attività già in atto per la sensibilizzazione di giovani e meno giovani ad un sano sviluppo del senso civico collettivo.
Riguardo la band si è detto: “I LoMè rappresentano qualcosa di nuovo per la musica d’autore italiana. Testi forti alla Tenco, ma su musica suonata con virtuosismo, molto lontana dalla tradizione cantautorale. Convivono senza frizione il dinamismo dei Mars Volta con le performance degli Area, le melodie degli standards con poliritmie che sanno di Zappa…ma la cosa vera è che sono i LoMé.

L’idea del contributo a LIBERA va nella direzione di raggiungere, attraverso la musica una nuova platea, a cui parlare del grave problema delle mafie e raccogliere fondi per sostenere le iniziative di LIBERA, devolvendo ad essa metà dei diritti d’autore relativi al brano.

Il progetto legato a “Manichini [il silenzio uccide]” include anche un videoclip d’impatto che sarà presentato nelle prossime settimane su XL di Repubblica.

Realizzato da Gigi Piana, artista visivo, performer e video maker,  il video che accompagnerà l’uscita del singolo rappresenta la presa di coscienza che porta i protagonisti fuori da una “stanza bianca” di alienato disinteresse e omertà. Questo avviene attraverso varie sollecitazioni rappresentate visivamente: sangue che li imbratta, soldi e usura, slot machine e poi l’agenda rossa e i petali di rosa (omaggio alla cantante folk siciliana Rosa Balistreri)
Un volto che canta/denuncia si sovrappone ai visi bianchi e immobili dei personaggi, che troveranno così il coraggio per uscire dalla stanza.Partendo dalle parole “E’ il silenzio che ammazza gli innocenti” dell’indomita cantastorie siciliana Rosa Balistreri, i LoMé scelgono di prestare la loro voce e diventare veicolo dell’impegno e del ruolo fondamentale che LIBERA svolge, soprattutto tra i giovani, per gettare i germi del cambiamento nella società italiana.

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=TLbnhbGjaC8

My Bloody Valentine @ Estragon, Bologna, 27.05.2013

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Mettere per iscritto quello che è stato un concerto del genere è difficilissimo. Soprattutto perché si è trattato è stato un’esperienza sensoriale unica e indimenticabile, ma i difetti non sono mancati, anche se sono stati proprio i difetti a rendere così unico il concerto dei My Bloody Valentine all’Estragon, il loro primo concerto italiano.

Il primo difetto riscontrabile è quello dei volumi: bassi per gli standard della band (tappi assolutamente non necessari, tranne per qualcuni tra le prime file), ma alla fine questo difetto diventa anche il più grande pregio. Si riesce infatti a godersi tutto il concerto senza tappi, senza perdersi una frequenza del frastuono celestiale, arrivando, nei punti più ardui, al limite massimo della soglia del dolore, ma senza mai oltrepassarla.

Altro dettaglio che in molti hanno additato come un difetto è quello del mixaggio. La chitarra di Kevin Shields era assolutamente predominante su qualsiasi altro strumento sul palco, voce compresa (quella della Bilinda Butcher è quasi totalmente udibile, ma quella di Kevin spesso è impercettibile). Vengono così a mancare i perfetti amalgami sonici che hanno reso Loveless un capolavoro, ma le intenzioni del mastermind Kevin sono proprio queste e pare scontato che la sua chitarra debba essere la protagonista incontrastata, con almeno una quindicina di materiale di amplificazione tra ampli combo, casse e testate-cassa, contro la scarsa decina complessiva del resto delle chitarre (delli Bilinda, della bassista Debbie Googe e della sessionwoman tastierista/chitarrista).

L’eccessivo protagonismo di Kevin regala quindi armonie paradisiache e frequenze infernali nel binomio inizialeI Only Said e When You Sleep, per l’esaltazione generale, e nelle seguenti New You e You Never Should, ma lo espone pericolosamente durante il secondo quarto di concerto, durante il quale Kevin pare sentirsi poco bene. Da Honey Power a Only Shallow la situazione pare iniziare a farsi disastrosa (fatta eccezione per la toccante Cigarettes In Your Bed, uno dei momenti più preziosi dell’esibizione): il riff di Honey Power è quasi sconnesso in certi punti, le primissime note del solo di Only Tomorrow sono suonate un tono più in alto con effetto quasi imbarazzante, su Come In Alone si perde per strada la prima nota e su Only Shallow entra fuori tempo (non intaccando comunque l’estasi delle parti cantate di queste ultime due). Ok, Kevin, hai appena compiuto cinquant’anni, ti si potrebbe perdonare qualche momento di malessere (perché era evidente che stavi male), ma a questo punto del concerto per un fanboy come me sentirsi disorientato e un po’ deluso e incazzato è normale.

Con Thorn però inizia la seconda metà del concerto e si entra nel vivo di quella che sarà fino alla fine un’esibizione perfetta, mettendo anche alle prime file il brio necessario per iniziare un pogo tanto contenuto quanto immancabile. Con Nothing Much To Lose, poi, si risveglia la bestia insita in Colm Ó Cíosóig, che inizia a dispensare alla folla le sue rullate impazzite. Prende poi parola per la prima volta Kevin che dice “We’re gonna play a song” (ma và) e partono con Who Sees You, eseguita per la prima volta in assoluto dal vivo.

To Here Knows When e Soon sono la manifestazione dal vivo del miracolo di Loveless. Dovrà passare molto tempo perché io trovi le parole per descrivere cosa si provava lì a due passi dall’impianto e dal Paradiso. Poi giù nell’inferno con la supersonica Feed Me With Your Kiss, seguita a ruota da You Made Me Realise, dove si scatena il secondo pogo (più sostenuto) che mi spedisce in transenna, direttamente davanti all’altoparlante che stava sotto Kevin. Lì vivrò l’Holocaust Session, la sessione di rumore infernale che come sempre è racchiusa inYou Made Me Realise. Non saprei dire se è durata cinque o cinquanta minuti, ma lì davanti, senza tappi, resistendo al dolore senza mettermi le dita nelle orecchie come gli inutili esseri inferiori che mi circondavano, ho visto Buddha e si chiamava Kevin. Si chiude con Wonder 2 con tutti i My Bloody Valentine al gran completo con Fender Jaguar sotto braccio. Ma tanto si sentiva solo Kevin.

Un biglietto di sola andata per un’altra dimensione. Quella della sordità.

Saturday Overdose – Eat My Dust

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Street Symphonies Records presenta i Saturday Overdose

Street Symphonies Records annuncia con piacere la firma con i Saturday Overdose, per la pubblicazione dell’ep “Eat My Dust!”.

I Saturday Overdose nascono semplicemente come Overdose nell’ottobre 2007 ad Acqui Terme (AL) dall’idea e dall’amicizia di quattro compagni di scuola e di scorribande: Bosko Dirty Hack/Enrico Boschiazzo (voce), Serve The Weedz/Andrea Servetti (chitarra), Pana Doctor Gonzo/Andrea Panaro (basso) e Machine Gun Kocks/Filippo Galli (batteria). Dopo qualche esibizione senza grande successo, suonando cover perlopiù a feste scolastiche, nel 2008 il gruppo si scioglie. Nel 2009 però i quattro amici ritrovano l’entusiasmo perduto e si rimettono in pista, scrivendo anche la prima canzone originale. Il nome diventa Saturday Overdose, e l’aggiunta ben si addice anche al sound, decisamente eighties e “festaiolo”. Dopo un buon numero di concerti, anche fuori provincia e sui palchi di locali importanti, la band affila le armi e affina il songwriting, e partorisce un demo. Seguono altri concerti e nei primi mesi del 2013 il gruppo realizza l’ep “Eat My Dust!” agli Authoma Studios di Federico Pennazzato (Hell In The Club, Secret Sphere). Il lavoro contiene cinque brani che coniugano in maniera perfetta 80’s hard rock ed atmosfere più moderne e al passo coi tempi, creando una miscela unica ed un sound contagioso, un’esplosione di melodia capace di conquistare sin dal primo ascolto, oltre ad un paio di ballad che sprizzano classe da ogni nota. La ricerca di un’etichetta si conclude dopo breve tempo con la firma per Street Symphonies Records.

L’uscita di “Eat My Dust!” è prevista per l’estate.

Web:

www.facebook.com/saturdayoverdose

www.streetsymphonies.com

 

http://www.youtube.com/watch?v=hdU0fhoL4wU

Arte – la Grafica di Marco Stulle, mostra e concerto per ricordarlo

Arte Grafica TYPOSDomenica 16 giugno 2013 alle ore 18.30 alla Stazione Rogers, in riva Grumula 14 a Trieste, si inaugura “Typos ”- mostra/evento, visitabile fino al 25 giugno 2013 dalle 16 alle 24 – realizzata in memoria del grafico e fotografo triestino Marco Stulle, prematuramente scomparso lo scorso gennaio. La mostra sarà  l’’occasione per poter ritrovare ed analizzare sotto una luce diversa i suoi recenti lavori ma anche, tornare indietro con la mente rivedendo poster e pubblicazioni ideate e curate da lui fin dall’’inizio della sua carriera cominciata nel 2001. Saranno presenti una serie di pannelli fatti ad hoc per la mostra in cui sono stati realizzati  dei montaggi di marchi, lettere e loghi progettati dal grafico e prodotti in questa versione per l’’esposizione. Nella seconda saranno esposti i lavori editoriali, il suo studio e la sua sperimentazione sui caratteri, che lo hanno reso un grafico autentico ed unico. Accanto a queste opere editoriali troveremo le riviste Asimmetrie, i Cataloghi dei Festival della Fantascienza di Trieste ed uno spazio dedicato all’’esperienza ed alla sperimentazione fotografica. Si tratta di un video a ciclo continuo nel quale scorreranno alcune delle sue foto più curiose ed interessanti. Alle ore 21.30 sarà la volta del concerto per ricordare la sua grande passione per la musica. L’’appuntamento è all’appena restaurato stabilimento Ausonia. Sul palco si esibiranno cinque gruppi: i giovanissimi ragazzi della “Five Different Ones” che proporranno cover dei Pink Floyd, quindi gli “Arake Bay” con rock anni sessanta e settanta, ed i “Let it B” gruppo di amici di Marco con il quale suonava e condivideva la passione per i Pink Floyd, David Bowie, i Depeche Mode e molti altri ancora. Gli ultimi due gruppi ad esibirsi saranno i “Maniax”, con il loro repertorio pop-rock e medley dei migliori dance anni sessanta e settanta, ed infine  la “Jimmy Joe Band”, il trio blues per eccellenza conosciuto in tutta Italia.

La mostra ed i concerti sono ad ingresso gratuito.