Franz Ferdinand – Always Ascending: Recensione

I Franz Ferdinand sono una delle poche band sopravvissute al movimento indie pop/ indie rock del decennio 00. Ascoltando Always Ascending posso però decretare che l’estinzione del movimento sia stia avvicinando a passi veloci.

Il chitarrista storico Nick McCarthy se n’è andato ed è stato sostituito dal chitarrista Dino Bardot e dal produttore polistrumentista Julian Corrie: queste nuove entrate però non hanno dato al gruppo la spinta necessaria a farlo ripartire con il passo deciso. Il sound si è perfezionato e mantenuto sui canoni che hanno segnato la discografia della band scozzese, ma le canzoni sono costruite in modo furbo e poco accattivante, risultando a tratti noiose e autoreferenziali

Il pop rock meccanico dei Franz Ferdinand è sempre stato molto legato alla voce croon di Alex Kapranos, ma in questo album il tono acerbo e straziante spesso decade, quasi inibito e stonato in modo irritante, su ritmiche stanche che spaziano dal sinth pop, al brit rock fino all’orchestrale.

Un’ascolto su spotify fatelo, ma se dovete comprare un disco ci sono vinili o cd più belli, usciti in questo periodo, su cui investire i vostri soldi.


 

 

Home Festival : 3/4/5/6 Settembre – Treviso

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4 giorni di festival a Treviso con una line – up incredibile ad un prezzo regalato, 13,50 € al giorno + diritti di prevendita :

Franz Ferdinand
Interpol
Subsonica
Mellow Mood
Simple Plan
Negrita
Fedez
J-Ax
Alpha Blondy
Marracash
Lo Stato Sociale
Jack Savoretti
Ghemon
Punkreas
Rumatera
M+A

e molto altro.

Per info : http://www.homefestival.eu/

Franz Ferdinand – recensione live 31 Luglio – Udine

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Prima volta che ho assistito ad un concerto dei Franz Ferdinand, ma sicuramente non sarà l’ultima.E’ stata una serata perfetta. Il tempo ci ha graziato, la location del piazzale del castello incantevole e la musica..una cannonata!
Ad aprire il concerto ai quattro di Glasgow ci sono i “The Cribs” che non conoscevo molto a dire il vero, ma che ho avuto il piacere di ascoltare e scoprire. The Cribs sono un gruppo alternative rock inglese di Wakefield che già sei anni fa aveva aperto il concerto dei Franz Ferdinand. Le due band, infatti, sono legate non solo da un rapporto professionale ma soprattutto di amicizia, tanto che Alex Kapranos produsse il loro terzo album nel 2007.

Vorrei fare una premessa.! Secondo me ci sono vari motivi per cui un amante della buona musica, almeno una volta nella vita, dovrebbe assistere ad un concerto dei Franz Ferdinand: La prima potrebbe essere che i Franz Ferdinand sono guidati dal carismatico cantante e chitarrista Alex Kapranos, capace di slanci punk senza perdere la sua consueta eleganza. La seconda potrebbe essere che nel corso dei loro concerti si balla sul rock, una cosa che non accade molto spesso. Infine, l’ultima potrebbe essere che la band propone un suono in cui è possibile sentire delle forti influenze new wave.

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Gli scozzesi arrivano sul palco con un lieve ritardo tipico delle rockstar, ma si fanno perdonare immediatamente dai loro fans. Entrano in scena e la folla esplode al suono delle prime note di “No You Girls”. Per le prossime due ore nessuno riuscirà più a stare coi i piedi per terra e non è un modo di dire!
Parte una scaletta di venti pezzi che non lasciano dubbi. I Franz sono attualmente una delle migliori live band al mondo. Quasi tutti i brani del concerto sono stati anche delle hits. Una serie di singoli da classifica che fanno pensare, più che altro per il fatto che hanno inciso solo quattro album. Direi che è proprio il caso di dire pochi ma buoni!

Presentano molti brani tratti dal loro ultimo album “Right Thoughts, Right Words, Right Action” tra cui i tormentoni “Right Action” e Love “Illumination”e alcuni storici successi come “Walk Away” e “Ulysses”, ma la cosa più degna di nota e che forse pochi si aspettavano è stato il fatto che hanno largamente proposto i brani tratti dal loro primo e omonimo album, che a parere mio e non solo, rimane il loro più grande lavoro fin ad ora realizzato!

C’è di tutto in questo concerto, Indie rock, New wave, Garage rock e persino alcuni minuti di musica elettronica quasi da rave. Con This Fire lo spettacolo finisce. Burn this city, this fire is out of control, I’m going to burn this city.. sì, la città l’avete bruciata. Un fuoco che rimane vivo anche quando si spengono le luci e gli amplificatori, sia nel cuore del pubblico che in quello degli artisti.

Gardonio Alberto

SETLIST:

No You Girls
The Dark of the Matinée
Right Action
Tell Her Tonight
Evil Eye
Do You Want To
Michael
Walk Away
Stand on the Horizon
Can’t Stop Feeling
Auf Achse
The Fallen
Bullet
Take Me Out
Love Illumination
Ulysses
Outsiders

BIS

Darts of Pleasure
Goodbye Lovers & Friends
This Fire
 

 

 

31 Luglio – Franz Ferdinand – Castello di Udine

Franz Ferdinand“Right Thoughts, Right Words, Right Action” è uscito lo scorso agosto ed a quasi un anno distanza dall’uscita dell’ultimo album la band scozzese sarà al Castello di Udine giovedì 31 luglio per una delle tre date italiane che seguiranno a ruota a Ferrara il 1 agosto e Roma il 2 agosto.

Un’estate italiana rovente attende i quattro rockers per tre concerti che si annunciano già di grande successo.

 

L’organizzazione del concerto è a cura di Azalea Promotion e rientra nel pacchetto Music&Live della Regione Friuli Venezia Giulia www.musicandlive.it.

 

Maggiori informazioni sui biglietti su www.azalea.it.

Rock en Seine 2013 festival report

live - Rock en SeineMettendo insieme gli abitanti del comune di Pordenone con quelli di Gorizia non si raggiungono nemmeno le 78mila anime. Dal 23 al 25 agosto, in circa un kilometro quadrato, il festival Rock en Seine ha radunato nella periferia di Parigi 118mila persone. Nonostante ciò, è ancora nella categoria dei piccoli festival musicali europei, perché mentre in Italia ormai è diventato un sogno chiamare a raccolta le decine, in paesi come Ungheria e Belgio si parla di centinaia di migliaia di persone che si muovono, comprano e spendono soldi ed energie in territori che ormai possono sostenersi principalmente con queste attività.

Il Rock en Seine rimane una certezza per chi vuole godersi un festival ma allo stesso tempo farsi una bella vacanza, situato in uno dei parchi più grandi e belli d’Europa (il festival si svolge solo in una ben piccola parte di esso) è inoltre alle porte di Parigi, della quale si può facilmente raggiungere il cuore con la linea 10 della metro che al capolinea Boulogne Pont de St-Cloud ti fa immergere in un mondo spettacolare, quasi magico, fatto di palchi (4), giostre, musica e colori. Quest’anno la zona camping è stata spostata un po’ più distante rispetto alla zona concerti, ma nonostante la fatica della strada (in una salita ripida come poche tra l’altro) rendesse tutti sempre nervosi, all’arrivo si faceva davvero fatica a non rimanere incantati dalla visuale che quella collina donava su Parigi. Forse uno dei punti più incantevoli di tutta la capitale, che con quella salita sembrava quasi di conquistarla. Raggiunto quel punto panoramico del campeggio quasi veniva voglia di non lasciarlo mai, ma quando la musica iniziava a pulsare da sotto la collina e la ruota panoramica roteava i suoi seggiolini, il richiamo era davvero irresistibile.

Allora sotto il primo giorno con Belle And Sebastian, Tame Impala, Alt-J, Johnny Marr, Franz Ferdinand e altri gruppi che fondamentalmente non esistono (avete mai avuto questa impressione quando leggete i nomi delle band più in piccolo del copyright della stamperia nei manifesti dei festival?). Oltre a questi gruppi, che ribadisco essere inesistenti, Rock en Seine propone anche diversi progetti paralleli, solisti, alternativi, elettronici, hip-hop, collaudatisti, metal-meccanici di amici degli amici che hanno fatto parte dei Klaxons o simili. Nel festival ci sono stand ed intrattenimenti di ogni tipo, che vengono sfruttati soprattutto nei momenti un po’ più deboli della line-up.

La sera del primo giorno c’è da scegliere tra i suoni elettronici dal vivo dei !!! (Chk Chk Chk) o la club house berlinese spinta in consolle da Paul Kalkbrenner. Stranamente il pomeriggio del giorno dopo suona anche un certo Fritz Kalkbrenner, che è il classico fratello minore bravo ma sfortunato nell’avere davanti a lui uno dei più grandi clubber di tutti i tempi. La serata finisce e chi ha il pass per il campeggio deve rifare LA salita, solo i migliori ce la fanno, superstiti con grande forza di volontà. Alcuni alzano bandiera bianca e si fermano e metà strada lasciando le tende a solo scopo refrigerativo per le bottiglie che avrebbero usato il giorno dopo.

Il secondo giorno è forse quello un po’ più debole, ma non mancano le sorprese, vedi Waves, che con la loro King of the Beach cercano di boicottare la classica pioggia da festival che partita dalla sera tardi del primo giorno non darà quasi mai tregua per le successive 24 ore. E allora gli stand iniziano a regalare non più occhiali da sole ma impermeabili e mezzi di sopravvivenza da campeggio, mentre lo staff ricopre di ghiaia le pozzanghere dove potevano ormai completamente immergersi i bambini del Mini Rock en Seine (zona attrezzata all’interno del festival per piccoli rockers dai 6 ai 10 anni). Black Rebel Motorcycle Club, Nine Inch Nails ma soprattutto Phoenix, questo è stato il secondo giorno – ma la giornata indie non era la prima? – Evidentemente il Rock en Seine come tanti altri festival fa il furbo mescolando i generi tra le varie giornate, costringendoti così a scervellarti per capire se conviene prendere un  biglietto giornaliero o fare “la tre giorni”, ma con questa tecnica devo dire che vincono quasi sempre loro. Anche nell’ultimo giorno di programmazione non mancano gruppi interessanti, ma personalmente guardo tutto un po’ distrattamente perché attendo con la giusta ansia di vedere il live dei Bloody Beetroots per potermi sentire nel mio piccolo orgoglioso sapere dove sia Bassano del Grappa. Per chi non lo sapesse i loro live sono tra i concerti più hardcore a cui potrete assistere ed è imbarazzante la differenza tra quello che si pensa riguardo a loro e la realtà. A questo punto la schiena mi ha ufficialmente salutato e decido di sentire i System Of A Down dalla salita che mi porta al campeggio, dove ogni sera viene organizzato un after bello sostanzioso.

Tirando le somme il Rock en Seine ha un’organizzazione sempre più invidiabile, i servizi sono ottimi, dai bagni al cibo e così via, ma quest’anno il campeggio è stato davvero snervante, quasi a suggerire che l’organizzazione fosse gestita da persone completamente diverse. Basti pensare che in genere nei campeggi dei festival vige la regola del chi prima arriva meglio alloggia, o per lo meno la legge della giungla o del più forte o insomma, gli spazi migliori sono per chi si organizza meglio e/o arriva presto. Quest’anno invece bisognava seguire gli ordini dello staff e hanno iniziato a riempire prima gli spazi tenda più lontani per poi avvicinarsi alle docce e al festival. Praticamente chi è arrivato per ultimo ha avuto la meglio. Lascio il festival con numero: -1 paio di scarpe (il fango ha avuto la meglio), +2 poncio-sacchetti dell’immondizia impermeabili, +2 cappelli di paglia della Lipton e soprattutto -2 ginocchia (con loro mi rivedrò tra un paio di settimane).

Corny-jr
twitter.com/corny_jr