Acid Baby Jesus – Vegetable EP

(Slovenly Records, 2014)

Per chi non li conoscesse gli Acid Baby Jesus sono una formazione garage/psych ellenica che dopo aver esordito nell’ormai lontano 2011 con un omonimo LP, si è data ad una semi-latitanza discografica che ha li visti dedicare quasi tutti gli ultimi 3 anni a estenuanti live in giro per l’Europa e gli States, limitando le registrazioni in studio ad un EP con gli Hellshovel e ad un singolo formato 7”, entrambi usciti nel 2012. Oggi finalmente ritornano alle stama3628333419_10pe con questo Vegetable EP pubblicato dalla statunitense Slovenly Records (in 999 copie) che solletica notevolmente l’interesse degli audiofili in previsione del loro secondo album atteso per la fine dell’anno. Due canzoni, “Vegetables” e “Brain Damage”, per cinque minuti scarsi che testimoniano come la cazzimma da garage rockers degli ABJ si sia preservata intatta in questi 3 lunghi anni di sudore versato in tour sui palchi di mezzo mondo, con cambi di formazione e massicce somministrazioni di sostanze psicotrope. Qui la verve lisergica ben presente nel disco d’esordio si incupisce ulteriormente manifestandosi in una densa stratificazione sonora che, anziché dilatarsi e riverberare nell’aria come imporrebbe il canone psichedelico, implode in una liturgia di ruggine sonora e spettri vocali filtratissimi. Il disco lascia addosso vibrazioni decisamente positive in vista del prossimo LP, con un un mood garage tetro e beffardo che per tensione e nevrosi ritmica induce a facili accostamenti ad alcuni lavori dei Thee Oh Sees, Demon’s Claws, dei nostrani Movie Star Junkies, e anche agli eterni Birthday Party del reverendo Nick Cave. Congiungiamo fiduciosi le mani e prepariamoci con trepidazione all’avvento di questo Gesù Bambino Acido che per ironia della sorte (o scelta programmata, chissà) potrebbe apparire proprio sotto Natale.

https://www.youtube.com/watch?v=0SNZ3wxyILQ

Versailles/VRSLLS EP

(2014, Nufabric)

Intendiamoci da subito, niente sperimentalismi o contaminazioni sfiziose per i palati più raffinati, qui i Versailles giocano sporco e fedeli all’ortodossia del rocker da cantina: sudato, brutto e molto, molto cattivo. Con questo quasi omonimo VRSLLS EP  (pubblicato dalla Nufabric a giugno di quest’anno) il duo pesarese riduce ai minimi termini il concetto di rock’n’roll e tiRETRO schiaffa in faccia sette bastonate che vanno ad erigere un solido monolite di chitarre sature di fuzz e pestato di batteria, con canonici power-chords al fulmicotone che si accompagnano a melodie anglofone à la Suicide ingessate da timbriche baritonali e oscure. Il disco si apre con la doppietta a matrice stoner e bpm accelerati di “Summer Pain” e “(T)rap to the E.Y.A.H.” seguita da “Honey, We’re Ready to Funck!” eEverybody Talks for Free”, pezzi che richiamano quei riff ossessivi e dannati propri del punk ante litteram di Stooges e MC5. Già a questo punto dell’EP si percepisce l’estrema devozione dei Nostri verso gli ultimi 30 anni di sudiciume musicale, vedi alla voce Sonic Youth per “Find the Enemy” che esalta l’anima più noise della band, e “Blah Blah Blah” che suona come una copia (poco riuscita) di un outtake dei Dead Kennedys priva però del mordente della voce di un Jello Biafra di turno. L’impeto garage del sound dei Versailles regge tuttavia anche a questo pezzo “minore” e si risolleva alla grande con la conclusiva “Bring the Noise”, un invito al pogo selvaggio cristallizzato in un brano danzereccio post-punk a tinte wave trascinato da una sezione ritmica esplosiva (vero punto di forza del duo). Nel complesso VRSLLS EP spinge e convince, con suoni radicati in quella violenta urgenza espressiva propria del punk che per sua stessa natura accusa forse di un eccesso di monotonia e prevedibilità, ma non è altro che lo scontato prezzo da pagare per continuare ad irradiare il Santo Verbo distorto del rock’n’roll.

https://www.youtube.com/watch?v=fRp1eNV8Ad0

Chinasky – Third Untitled album

chinasky-third-untitled-albumEsce a fine 2012 il terzo album senza titolo dei Chinasky (“Third untitled album”), una band che distribuisce musica english/’60/garage/psychedelic rock dall’estremo nord est, per la luminosa etichetta Garage Records.
L’ascolto è ballereccio e questo lavoro ha energia fresca, sebbene la band sia già sulle corde e sui palchi da diversi anni, più di una decina.
Le tracce sono divertenti e irrevenrenti (Supercalifragilisticsong; Sex, oil & drugs), l’atmosfera inesorabilemnte ’60, talvolta cinematografica alla Delta V (Seba song) e la voce di Katya Scarpulla fa pensare a Nina Peerson dei super pop Cardigans.
Non dovete aspettarvi un cd di sperimentatori: i Chinasky non mi danno l’idea di voler esplorare nuovi sentieri musicali, ma producono il rock che amano con il cuore e con bravura.
“In the air” ha un ispirazione psichelica ben costruita e per niente polverosa. I cori così retrò di “Terence” non risultano spocchiosi poiché il brano, brevissimo, ha giusto il tempo di portarci la mente in un cestello della lavatrice, lavaggio delicato e pieno di bolle, prima ancora di poter pensare ai mille riferimenti di canzoni simili.
Sincero spirito electro garage, fa bene alla salute!

Qui il link alla pagina dei Chinasky sul portale di Garage Records, dove potrete sentire in streaming l’intero album http://www.garagerecords.it/artisti/chinasky/